
La
Parola di Cristo abiti tra voi
nella
sua ricchezza
Per
dare anima e fondamento alla pastorale
per
nuovi percorsi
Introduzione
L’orizzonte contemporaneo
La Parola di Cristo…
…abiti tra voi nella sua ricchezza
Camminare insieme
Venerato Arcivescovo
emerito,
Amati Presbiteri e
Diaconi, miei primi collaboratori,
Carissimi Religiosi,
Religiose, Seminaristi,
Diletti Amici
dell’Azione Cattolica
e delle Aggregazioni laicali,
Validi collaboratori Catechisti e Insegnanti,
Voi tutti della santa
Chiesa che è in Gaeta.
Introduzione
Non
è trascorso ancora un anno da quando il Signore ha affidato alle mie cure di
Padre e Pastore l’amata Chiesa di Gaeta e in questo periodo abbiamo cominciato
a conoscerci e ad amarci sull’esempio di Gesù, che in nulla ha risparmiato se
stesso. Ho potuto visitare tutte le comunità parrocchiali e con esse
condividere la gioia della santa Eucarestia.
Constatiamo
che un’azione pastorale efficace oggi non è facile. Diventa allora
indilazionabile sollecitudine dover progettare il futuro della Chiesa della
nostra Arcidiocesi e chiederci, appassionatamente, cosa il Signore si attende
da noi in questo momento storico, che stiamo vivendo. Le difficoltà dell’oggi
paradossalmente si rivelano una santa opportunità, che ci sprona a ripensare la
nostra pastorale per essere in grado di trasmettere ancora la fede in Cristo in
questo territorio, irrorato dal sangue di tanti martiri, primo fra tutti
sant’Erasmo.
In
questa prospettiva, ringrazio perciò i sacerdoti, che pur nel dolore del
distacco, hanno saputo allargare le vele del cuore al soffio dello Spirito per
nuovi campi di lavoro pastorale; così pure dico il mio grazie alle rispettive
comunità parrocchiali, che con maturità hanno colto in questi avvicendamenti
un’occasione di crescita ecclesiale: saranno esse di esempio per altre comunità
che verranno chiamate a collaborare per il bene della Chiesa diocesana.
L’esistenza dell’uomo
non è statica ma è un continuo modificarsi: è dinamismo, conquista, speranza,
progresso. Questa dinamica matura l’uomo stesso e lo completa nella sua
crescita ricreandolo continuamente e lo sollecita a non adagiarsi ma a saper
tendere ad una costante ricerca del “quaerere Deum” e a “saper trovare Dio” in un ‘infinita’ avventura dello spirito.
Iniziamo un nuovo anno
pastorale con entusiasmo e fiducia grande nel Signore e ci impegniamo per il
bene della nostra Chiesa. Entusiasmo e fiducia significano prima di tutto
recuperare quella passione grande per il Cristo e per il suo Regno, che non ci
permette di rassegnarci ad una pastorale di conservazione o al “si è sempre
fatto così”. Farci afferrare da Cristo e farci rinnovare dalla forza e bellezza
della sua Parola è questo l’entusiasmante impegno, personale e comunitario, che
caratterizzerà la pastorale degli anni che si aprono dinanzi a noi!
Ascoltare la Parola
del Signore è come ri-sentire la voce dello stesso Gesù, che dà inizio alla sua
predicazione dicendo: ”Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Convertirsi
significa, nell’originale della lingua greca, cambiare mente e vita, cambiare
strada: ma significa anche tensione, ricerca, decisione, persino inquietudine.
In definitiva significa far sorgere dalle ceneri di una religione incolore,
inodore e insapore una fede operosa e tesa, che ci invita a trovare vie e
metodi nuovi per un mondo, che, se pur contraddittorio, richiede nuova arte
pastorale per iniziare almeno un dialogo. Dopo ogni ascolto o lettura della
Parola del Signore dovremmo sentir risuonare dentro di noi l’ammonimento del
profeta Michea: ”Uomo, ti è stato detto ciò che è buono e ciò che richiede il
Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare con il tuo
Dio” (6,8).
Proprio
alla Parola
del Signore desidero
dedicare la presente “lettera pastorale”; essa vuole evidenziare alcune attenzioni, che possano vederci
uniti nel vivere gli impegni comuni e ordinari. Non un peso in più da portare,
ma un semplice strumento pastorale per rivitalizzare, alla luce della Parola di
Dio, le nostre realtà e cominciare a immetterci nelle tre vie del nostro
Sinodo: la nuova evangelizzazione, l’Eucarestia e i sacramenti, la
testimonianza cristiana dinanzi al mondo. Se è nutrita dalla Parola di Dio, la
nostra fede diventa pensata e capace di confrontarsi con gli uomini, con il
mondo, con le istanze che ci vengono dalla storia.
L’orizzonte contemporaneo
Il momento storico della
vita della Chiesa ci viene in aiuto e ci incoraggia.
Papa
Benedetto XVI ci invita a celebrare un anno di particolare riflessione sulla
figura e sull’opera apostolica di san Paolo in occasione del bimillenario della
sua nascita. Egli fu affascinato e afferrato da Cristo Gesù e divenne
propagatore indefesso della “bella notizia”, che è il Vangelo. Perciò Papa
Benedetto XVI ha potuto affermare: “Il successo del suo apostolato dipende soprattutto da un
coinvolgimento personale nell’annunciare il Vangelo con totale dedizione”. Questa passione, che
gli farà ripetere: “Chi ci separerà dall’amore di Dio?”, lo porterà dalla
Palestina finanche sulle nostre terre per poi offrire la vita a Roma sulla Via
Ostiense, proprio ove ora sorge maestosa la Basilica eretta sul suo sepolcro: “Per me infatti il
vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21).
La ricorrenza è una
preziosa opportunità anche per la nostra Chiesa gaetana, che è nata dalla
predicazione apostolica. Lo sapete bene: le nostre antiche diocesi di Minturno,
di Fondi, di Formia e di Gaeta sono nate proprio dalla predicazione di san
Pietro e di san Paolo e dei loro discepoli. Perciò non possiamo non metterci
alla scuola dell’Apostolo per eccellenza, ricordando la sua ansia di
trascrivere il Vangelo nei linguaggi delle culture universali perché esse
fossero attratte, fecondate, salvate. Il suo impegno fu quello di fondare
Chiese, di seguirle nella loro faticosa crescita, di renderle coraggiose
testimoni del Cristo. Il suo ritratto più bello lo troviamo nella seconda
Lettera a Timoteo: “Il mio sangue sta per essere versato in libagione ed è giunto il
momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato
la corsa, ho conservato la fede” (4,6).
La
Chiesa universale poi, celebrando la XII Assemblea generale del Sinodo dei
Vescovi, riflette sul fondamentale tema “La Parola di Dio nella vita e nella
missione della Chiesa”. Lo faremo anche noi e concentreremo su questo tema le diverse
attività delle nostre parrocchie, delle nostre comunità e delle nostre
aggregazioni ecclesiali.
Tutto
ci servirà come preziosissima preparazione, motivata e cosciente, per
introdurci alla celebrazione del Sinodo diocesano, convocato proprio dalla
Parola del Signore, che è fondamento insostituibile dell’evangelizzazione e
della catechesi e quindi fondamento e origine della stessa missione della
Chiesa.
Il
cammino pastorale di quest’anno dovrà essere occasione privilegiata per la
nostra Chiesa, che nel tempo va incontro al suo Signore mentre egli
continuamente viene verso di noi. Muovere poi i nostri passi in questo anno
paolino riveste un significato simbolico: come l’Apostolo dobbiamo incontrare
Cristo, lasciarci convertire da Lui e farci trascinare dalla forza del suo
Spirito a essere annunciatori della Parola di salvezza.
Queste mie
considerazioni vogliono essere forte sollecitazione perché la Parola di Dio sia
rimessa al centro della vita spirituale dei sacerdoti, diaconi, religiosi e
fedeli tutti e nello stesso tempo diventi sempre più fonte per la nostra pastorale
in un mondo in continuo cambiamento. Ricordiamolo sempre: la Parola al centro
della nostra vita ci sollecita a sempre migliorare, perché tutto nella Chiesa
prende origine dalla Parola e tutto riconduce ad essa: ecco perché ho tratto
dalla lettera di san Paolo ai cristiani di Colossi lo splendido augurio: “La Parola di Cristo
abiti tra voi nella sua ricchezza” (3,16).
La Parola di Cristo…
Ma che cosa è questa
Parola? Solo un libro, la Bibbia, forse lasciato impolverare sulle nostre
scrivanie o nelle nostre librerie? Forse una bella parola da dire a chi vive
gioie o dolori? Forse ancora una stampella di comodo per le nostre idee, i
nostri progetti pastorali, le nostre bizzarrie?
In
primo luogo dobbiamo sapere che la Bibbia è un insieme di libri, generati nello
spazio di un millennio e destinati a un popolo, il quale viene convocato per
ascoltare quanto in essi è contenuto quale rivelazione della Parola di Dio. La
Chiesa del nuovo Patto ha congiunto insieme Antico e Nuovo Testamento, perché
tutta la Bibbia è indice rivolto verso Cristo. Così la Parola di Dio è una realtà
molto più viva rispetto alla Scrittura: la eccede e la trascende. La Bibbia
allora è “tabernacolo della Parola”, è un testamento consegnato ai lettori-destinatari,
così che la comunità appare inseparabile dalla Scrittura perché è in essa che
trova la sua identità.
In
secondo luogo veniamo così a sapere che la Parola contenuta nella Bibbia è Dio
stesso che parla, e insieme è il Figlio unigenito del Padre, Cristo Gesù.
Questa verità ci è rivelata dall’evangelista Giovanni proprio all’inizio del
suo Vangelo: “Al principio c’era colui che è la “Parola”. Egli era con Dio; Egli
era Dio.
Per
mezzo di lui Dio ha creato ogni cosa… Colui che è la “Parola” è diventato un uomo
e ha vissuto in mezzo agli uomini” (1,1.2.3.14).
La
chiave per entrare nella Scrittura e leggere, con verità e fede, la Parola di
Dio è proprio Lui, il Signore Gesù: ogni singolo frammento della Bibbia parla
di Lui e ogni “iota” lo celebra, lo annuncia e lo rivela. Questa Parola, che è
Cristo stesso, si identifica con l’insegnamento orale di Gesù (Lc 5,1-3). E
questa Parola si trova narrata in maniera irripetibile nella storia della
salvezza, che ci viene consegnata nelle Sacre Scritture. La Bibbia è così il
primo e fondamentale luogo dove Cristo, Parola del Padre, si dona a noi, ci parla,
ci interpella e attende sempre una risposta. Il martire san Cipriano ci dice
infatti: “Quando
leggi, è Dio che parla con te!”.
Non dobbiamo
dimenticare che la storia della salvezza viene sempre attualizzata nella vita
della Chiesa, nella vita di ogni comunità e di ogni cristiano. Quando, per
esempio, ci mettiamo davanti allo splendido cero pasquale della nostra Cattedrale,
possiamo comprendere una verità teologica fondamentale: la vita di sant’Erasmo è
raccontata come una riproposizione di quella di Cristo. Ogni cristiano,
infatti, è chiamato a essere storia della salvezza, ripresentata e sempre
donata con novità in ogni tempo e luogo. Di conseguenza la nostra vita è
chiamata oggi a essere Parola di Dio realizzata, che viene anche offerta ai
fratelli e al mondo di oggi.
Ricordate quella
preghiera medievale, che ha come inizio: “Cristo non ha mani”? Essa recita proprio
così: “Noi
siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora, siamo l’ultimo messaggio di
Dio”.
C’è la Bibbia è vero, ma ci siamo anche noi cristiani, che modellati dalla
Parola, diventiamo Vangelo e formiamo una Chiesa credibile, Corpo vivente del
Signore Gesù. Il papa san Gregorio Magno scriveva che “la vita dei buoni è
una lettura vivente della Parola”.
Come
fare allora perché la nostra vita diventi una Parola di Dio, vivente e
presentata ai nostri fratelli, che magari non entrano nelle nostre chiese o non
leggerebbero mai la Bibbia?
… abiti tra voi nella sua ricchezza
Ancora papa san
Gregorio Magno scriveva: “La Scrittura cresce con colui che la legge”. Qui la nostra vita
di Chiesa trova uno snodo fondamentale: la Parola consegnata a noi nella
Scrittura diviene viva esperienza di salvezza proprio perché la Chiesa e il
nostro essere Chiesa sono lo spazio dove continuamente riecheggia la Parola di
Dio e poi si attualizza nella vita e nelle opere di ciascuno.
Qui la Parola di
Cristo abita e, soprattutto nella vita ecclesiale, la Parola prende nuovamente
carne in chi l’ascolta e la mette in pratica. Pensate: tutto ciò crea quella
parentela spirituale con Gesù, il quale nel Vangelo di Luca arriva ad
affermare: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola
di Dio e la mettono in pratica!” (Lc 9,21). È questa la via privilegiata per divenire suoi
intimi, è questa la gioia profonda da vivere in pienezza: diventare come Maria,
che sapeva conservare nel cuore quanto ascoltava, meditare tutto ciò che
riguardava Gesù e sapeva inverarlo nella sua vita, Lei la discepola più perfetta
di Cristo.
Nella vita e
nell’attività della Chiesa, e soprattutto nella liturgia la Parola del Signore
risuona sempre come se fosse pronunciata la prima volta e nello stesso tempo è
destinata a portare i suoi frutti secondo il profeta Isaia: “La mia parola è come
pioggia e la neve, che cadono dal cielo e non tornano indietro senza avere irrigato
la terra e senza averla resa fertile. Fanno germogliare il grano, procurano i
semi e il cibo. Così è anche della parola che esce dalla mia bocca: non ritorna
a me senza produrre effetto, senza realizzare quel che voglio e senza
raggiungere lo scopo per il quale l’ho mandata” (55, 10-11).
Ascoltare la Parola e
permettere che essa permei il nostro cuore per un rinnovamento di mente ed
opere ecco l’impegno continuo, in modo tale che il Vangelo sia credibile nelle
nostre persone e incida sulla nostra opera di evangelizzazione e sulla nostra
testimonianza cristiana: tutti, sacerdoti, catechisti, cristiani impegnati
nella pastorale, tutti dobbiamo essere trasparenza della Parola di Dio, che
dobbiamo servire e non servircene, ricordando che siamo stati inviati, come
scrive san Paolo, prima a predicare il Vangelo e poi a battezzare (1 Cor 1,17)
e ancora: “Per me evangelizzare non è un titolo di gloria, ma un dovere.
Guai a me se non predicassi il Vangelo” (1 Cor 9,16).
Dobbiamo permettere
che la Parola ci parli, che la Parola ci educhi, che La Parola ci modelli e quindi
ci converta. E questo è possibile solo nel silenzio, soprattutto interiore, per
non essere distratti da tante altre parole, perché la Bibbia contiene “la lettera di amore
di Dio agli uomini”. Mettersi allora, sia personalmente che comunitariamente, in
ascolto della Parola e farsi da essa giudicare diventi esigenza spirituale,
anche perché, come osserva acutamente san Girolamo: “non conoscere le
Scritture è non conoscere Cristo”. Ci dice ancora il Concilio: “È necessario che tutti conservino un
contatto continuo con le Scritture, mediante la sacra lettura e lo studio
accurato” (DV 25).
A
questo punto come non ricordarvi l’inizio della Regola di san Benedetto: “Ascolta…”, che altro non è
che l’eco dello “Shemà Israel”, che Gesù, la Vergine Maria e gli Apostoli recitavano ogni
giorno! Anzi, potremmo dire che è l’eco dell’invito, che il Padre rivolge fin
dall’eternità al Figlio. E proprio questo ascolto è il principio sul quale il
Signore pone il comandamento dell’amore: “Un maestro della legge… si avvicinò e gli
fece questa domanda: «Qual’è il più importante di tutti i comandamenti?». Gesù
rispose: «Ascolta, Israel! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; ama il
Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la
tua mente e con tutte le tue forze. Il secondo comandamento è questo: Ama il
tuo prossimo come te stesso. Non c’è nessun altro comandamento più importante
di questi due»” (Mc 12,28-31).
Come fare per vivere
questa dimensione pratica dell’ascolto? Vi suggerisco qualche idea che la vostra
sensibilità pastorale e la variegata realtà delle comunità sapranno concretizzare
e arricchire:
• in ogni parrocchia,
ad ora conveniente, si celebri la Liturgia delle Ore almeno con i Vespri;
• l’omelia ben
preparata, sia fedele alla Parola proclamata e abbia la durata non superiore ai
dieci minuti; diceva il teologo Bonhoëffer, ucciso dai nazisti: “Il predicatore
incontra la Bibbia in tre momenti: sul pulpito, sul tavolo di lavoro e
sull’inginocchiatoio. Nessuno può commentare la Bibbia dal pulpito senza
praticarla sul suo tavolo di lavoro e nella preghiera”.
• consegnare solennemente
la Bibbia o il Vangelo alla comunità parrocchiale per una lettura in famiglia,
specialmente nell’Avvento e in Quaresima;
• con una particolare
liturgia, dare inizio all’anno catechistico consegnando il Vangelo e non il
libro del catechismo e impegnare i giovani a leggere, a casa con i genitori,
alcune parabole o il racconto della nascita di Gesù o i racconti della
passione;
• insegnare ai ragazzi
della Cresima quali sono i libri dell’AT e quelli del NT, con quale sigla vengono
citati, come si trova un passo nella Bibbia;
• preparare, d’intesa
con l’Ufficio liturgico, validi lettori in grado di proclamare bene il testo sacro,
ricordando che la Bibbia prima di essere ‘Scrittura’ è ‘proclamazione’ di una
parola e di conseguenza non dovrebbero esserci i cosiddetti “foglietti”, perché
chi ascolta non legge; è poi questione anche di rispetto verso la Parola del
Signore Gesù, poiché, ci dice il Concilio, è Lui che parla quando nella
liturgia si legge la sacra Scrittura. Farsi comprendere è inoltre senso di
responsabilità verso tutta l’assemblea, la quale dall’ascolto deve convertirsi;
la “mala dizione” diventa in alcuni casi “maledizione”;
• sistemare in modo
definitivo l’ambone: esso è luogo sacro, solenne, bello ed elevato, esclusivamente
destinato alla proclamazione della Parola di Dio, del Vangelo e della Preghiera
dei fedeli: da esso non si possono dirigere i canti o rivolgere avvisi o
discorsi di circostanza;
• educare alla Lectio divina come esercizio personale,
come strumento di discernimento comunitario e come crescita spirituale;
• trovare lo spazio di
celebrare in parrocchia “una settimana dell’ascolto”, durante la quale alcune
attività pastorali vengono sospese e ci si ferma a meditare la Parola del
Signore;
• valorizzare nelle
celebrazioni liturgiche i momenti di silenzio, soprattutto dopo la proclamazione
della Parola per poterla interiorizzare;
• dedicare, da parte
dei presbiteri, maggior tempo alla disponibilità per le confessioni e per i colloqui
spirituali, delegando alcuni altri compiti ai diaconi o a laici impegnati;
• d’intesa con il
Centro Diocesano Vocazioni si preparino partecipate Veglie vocazionali sulla
Parola di Dio.
Sono
queste indicazioni, che voi saprete valorizzare nel corso dell’anno pastorale,
affinché sappiamo metterci in ascolto del Signore, ricordando quanto Gesù ci ha
detto: “Chi
è da Dio ascolta le parole di Dio; se voi non ascoltate, è perché non siete da
Dio”
(Gv 8,47) e quanto scrive san Paolo: “… tutto ciò che è stato scritto prima di
noi, è stato scritto per la nostra istruzione, perché in virtù della
perseveranza e della consolazione, che ci vengono dalle Scritture, teniamo viva
la nostra speranza” (Rom 15,4).
Ripeto ancora:
nell’insegnamento del Signore l’“ascolto” non è mai separato dalla “pratica” della Parola ascoltata, tanto che possiamo
dire che mettere in pratica la Parola e obbedirLe è una cosa sola con il suo
ascolto. Dalla Parola dobbiamo lasciarci muovere, trasformare, rinnovare.
L’etica diviene logica conseguenza dell’ascolto della Parola, che sempre interpella:
infatti l’“ascoltare
biblico”
implica l’“obbedire”. Ci ammonisce perciò
l’apostolo Giacomo “Non ingannate voi stessi: non contentatevi di ascoltare la parola
di Dio; mettetela anche in pratica! Chi ascolta la parola ma non la mette in
pratica è simile a uno che si guarda allo specchio, vede la sua faccia così
com’è, ma poi se ne va e subito dimentica com’era. C’è invece chi esamina
attentamente e osserva con fedeltà la legge perfetta di Dio, la quale ci porta
alla libertà. Costui non si accontenta di ascoltare la parola di Dio per poi
dimenticarla, ma la mette in pratica: per questo egli sarà beato in tutto
quello che fa” (Gc 1, 22-25).
Il rinnovamento è
l’altro campo di impegno personale e pastorale. Rinnovarsi, uscire dal “ho
fatto sempre così”, rimotivare se stessi e la propria azione può fare
senz’altro paura perché ci impegna a rivedere le nostre posizioni e perché ci
mette in discussione proprio dinanzi alla Parola di Dio, che, come ci ricorda
la Lettera agli Ebrei: “… è viva ed efficace. È più tagliente di qualunque spada a
doppio taglio. Penetra a fondo… conosce e giudica anche i sentimenti e i
pensieri del cuore. Non c’è nulla che possa restar nascosto a Dio. Davanti ai
suoi occhi tutte le cose sono nude e scoperte. E noi dobbiamo rendere conto a
lui” (4,12-13).
Anche qui voglio
offrirvi qualche suggestione:
• individuare con gli
organismi di partecipazione (Consigli pastorali, Azione Cattolica, equipe,
gruppi vari) campi e metodi di rinnovamento circa le attività della parrocchia,
in modo particolare riguardo alla catechesi e alla liturgia; i catechisti
rimotivino il loro delicato impegno con corsi di aggiornamento biblico e
didattico, promossi dall’Ufficio Catechistico;
• per poter esercitare
il ministero di catechisti occorrerà il “mandato ecclesiale”, perché il Vangelo
si comunica non a nome proprio, ma a nome e per mandato della Chiesa attraverso
il Vescovo;
• approfondire i temi
attuali alla luce dell’insegna-mento di Benedetto XVI, come i grandi interrogativi
sull’esistenza di Dio, sulla fede e la ragione, sul dolore, la morte, la
bioetica, l’eutanasia etc.; in una parola: che si sappia dar ragione della nostra
speranza con argomenti desunti dalla Parola di Dio e dal Magistero della
Chiesa;
• nella predicazione e
nella catechesi parlare della conversione personale alla luce della Parola di
Dio e presentare su questa base il sacramento del Battesimo e della
Confessione;
• individuare un gesto
concreto di rinnovamento: lettura continuata di un Vangelo; lettura comunitaria
delle Lettere di san Paolo; lettura e risonanza della Parola di Dio in piccoli
gruppi, canto dei Vespri etc.;
• lavorare insieme sul
rinnovamento e la purificazione delle feste patronali, perché siano occasioni
di evangelizzazione, di testimonianza e di attenzione ai poveri.
Camminare insieme
Ripeto
ancora: se queste riflessioni sulla Parola del Signore vogliono spingerci a camminare
insieme alla luce della Parola eterna, esse devono considerarsi anche come
preludio al cammino del Sinodo, che sarà apertura al Signore, il quale raduna
il suo popolo, gli affida la sua parola, stringe l’alleanza attraverso
l’Eucarestia: “mentre lo Spirito stesso prega per noi con sospiri che non si
possono spiegare a parole… Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo
amano, perché li ha chiamati in base al suo progetto di salvezza” (Rom 8,26.28).
Chiedo a tutti di
pregare per questa opera dello Spirito, che vogliamo celebrarla con un cuore
solo e un’anima sola: una preghiera che sia ricca di Cristo e della sua Parola,
una preghiera che schiuda le porte al soffio dello Spirito: “Il vento soffia dove
vuole: uno lo sente, ma non può dire da dove viene né dove va. Lo stesso accade
con chiunque è nato dalla Spirito” (Gv 3,8).
Voglio salutarvi nel
Signore proprio con le parole dell’Apostolo Paolo, rivolte ai cristiani di Roma
(16, 19.25-27) ed ora ripetute a noi cristiani dell’arcidiocesi di Gaeta:
“La grazia di Gesù, nostro Signore, sia con voi. Lodiamo Dio! Egli
può fortificarvi nella fede, secondo la parola di Gesù Cristo che io vi ho
annunziato. In questo messaggio Dio rivela quel progetto segreto che per lunghissimo
tempo aveva tenuto nascosto. Ma ora, per volontà di Dio, questo segreto è stato
rivelato con l’aiuto di quel che hanno detto i profeti, ed è stato fatto
conoscere a tutti i popoli, perché giungano all’ubbidienza della fede. A Dio,
che solo è sapiente, a lui per mezzo di Gesù Cristo, sia la gloria per sempre.
Amen”.
Gaeta, 1° ottobre 2008
+ Fabio Bernardo Arcivescovo
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