
GIORNATA ECUMENICA A GAETA
PRESIEDUTA DALL’ARCIVESCOVO
PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA
PER L’UNITà DEI CRISTIANI
Grazie alla disponibilità del nostro Arcivescovo S.E. Mons. Fabio
Bernardo D’Onorio anche quest’anno si è vissuta una splendida giornata dedicata
all’Ecumenismo.
Nella Chiesa di San Nilo Abate, santo caro anche agli ortodossi,
si è svolta la celebrazione ecumenica.
Il tema della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani
2010 che si conclude domani lunedì 25 gennaio con la festività della
Conversione di San Paolo Apostolo è: “Voi sarete testimoni di tutto ciò”;
una citazione del capitolo 24 del Vangelo di Luca, che costituisce il nodo
centrale di questa preghiera.
Questo è anche il tema che è stato scelto per celebrare il
centenario della conferenza missionaria di Edimburgo. Infatti, nel 1910 i
partecipanti all’incontro di Edimburgo udirono una testimonianza profetica su
quanto le divisioni fra i cristiani indebolissero non solo l’efficacia
missionaria, ma anche la Chiesa come Corpo di Cristo e la sua vocazione; nel
2010 l’invito universale è a leggere a voce alta, durante l’incontro ecumenico,
l’intero capitolo 24 di Luca, cui seguono la predicazione, il ringraziamento, l’intercessione
e la celebrazione del mandato missionario nel nome del vangelo. Da ciò
scaturisce la riflessione sulla resurrezione di Cristo quale sorgente della
comunione ecclesiale, dell’invio in missione, dell’intrinseco legame fra la
missione e l’unità
e, perciò, del continuo bisogno di rinnovare il nostro impegno per l’unità dei
cristiani.
Era proprio questa reciprocità tra evangelizzazione ed ecumenismo
che i pionieri del movimento ecumenico nel ventesimo secolo sottolinearono con
grande fede, forza e chiarezza. E il nostro Arcivescovo ha saputo con il
carisma e la personalità che tutti gli riconoscono presiedere il confronto
ecumenico che ha visto uniti esponenti della Chiesa Avventista, della Church
of the Resurrection Anglican – Episcopal, della Chiesa Ortodossa Rumena in
Italia e con un messaggio idealmente presente la Chiesa Evangelica Luterana in
Italia.
Il nostro Arcivescovo ha evidenziato, tra l’altro, che “la
Parola di Dio unisce e non divide. Dobbiamo confrontarci sul Vangelo ed essere
testimoni di Gesù, quindi essere testimoni del suo Vangelo.
Una Chiesa divisa è uno scandalo, per questo in tutto il mondo i
cristiani sono impegnati con la settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani che non a caso termina con la ricorrenza in cui si ricorda la
conversione di San Paolo Apostolo.
Il Signore benedica e ascolti le nostre preghiere.
Noi siamo i risorti del Signore, la nostra vita sia testimonianza
in ogni gesto della nostra fede cristiana”.
Il Capo Ufficio Stampa
diacono Marcello
Rosario Caliman

NELLA CHIESA DI SAN NILO ABATE IN GAETA
VENERDì 22 GENNAIO 2010 ORE 18.00
GIORNATA ECUMENICA
PER L’UNITà DEI CRISTIANI
Voi sarete
testimoni di tutto ciò
(Lc 24,48)
Domani venerdì 22 gennaio 2010
alle ore 18.00 si terrà la Giornata Ecumenica per l’Unità dei Cristiani presso la Chiesa di San Nilo Abate in Gaeta.
Hanno già aderito e saranno
presenti, al fianco del nostro Arcivescovo S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, la Chiesa Avventista con il Pastore
Robert Caciula, responsabile delle comunità di Gaeta e di Cellole, la Chiesa Anglicana/Episcopale della Resurrezione con il Reverendo Russell G. Ruffino, vicario della Chiesa di
Orvieto, Pope
Gabriele Bretescu, della Chiesa Ortodossa di Romania in Italia.
Messaggi di adesione sono
pervenuti dalla Chiesa Luterana a firma del Pastore Dekan Holger Milkau,
responsabile delle Chiese di Napoli e di Ischia, e Decano in Italia e dalla
Chiesa Valdese a firma del Pastore Hiltrud Stahlberger, responsabile delle
comunità di Colleferro e Ferentino.
Il programma è stato affidato
all’Ufficio Catechistico Diocesano diretto da don Antonio Cairo e predisposto –
secondo i canoni ecumenici - da don Antonio Centola, che coordina il Coro
Diocesano di Gaeta, che eseguirà i canti sotto la direzione del M° Biancamaria
Spirito.
Tutti i fedeli sono invitati a
partecipare al momento di grande tensione morale e religiosa, nella speranza di
conseguire un giorno sia l’unità dei cristiani che la pace nella martoriata
terra che ha visto la nascita di Gesù il Cristo.
Particolare attenzione
quest’anno è rivolta “a un fenomeno che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una
rinnovata generosità: ci riferiamo alla immigrazione cristiana nel nostro
Paese. Si tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi
che evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare
una vita migliore. La loro venuta è come una preghiera rivolta anche a noi
perché ricevano una risposta di amore”.
Le note che di seguito
proponiamo sono state condivise a livello ecumenico e sottoscritte da S.E.
Mons. Vincenzo Paglia – Vescovo di Terni – Narni – Amelia, presidente della
Commissione CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo; prof. Domenico Maselli,
presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; da S.E. Mons.
Gennadios Zervos, Arcivescovo – Metropolita Ortodosso d’Italia e di Malta ed
Esarca per l’Europa Meridionale:
“Il
tema della Preghiera per l’unità dei cristiani del 2010 si collega al ricordo
della Conferenza Missionaria Internazionale di Edimburgo che viene riconosciuta
come l’inizio ufficiale del movimento ecumenico moderno.
Nei
giorni 14-23 del giugno 1910, oltre mille delegati, appartenenti ai diversi
rami del Protestantesimo e dell’Anglicanesimo, a cui si unì anche un ortodosso,
si incontrarono nella città scozzese per riflettere insieme sulla necessità di
giungere all’unità al fine di annunciare credibilmente il Vangelo di Gesù.
A cento
anni di distanza la tensione missionaria che riunì quei cristiani può aiutarci
a riflettere sul legame che c’è tra missione e comunione nella vita dei
cristiani.
Sappiamo
bene, infatti, che l’evangelizzazione è tanto più efficace quanto più i
discepoli di Gesù possono mostrare la loro comunione, la loro unità.
Del
resto lo stesso Maestro li aveva avvertiti: “Da questo riconosceranno che siete
miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”.
Queste
parole del Signore fanno emergere ancor più la contraddizione che c’è tra le
divisioni dei cristiani e l’obbligo che comunque essi hanno di un annuncio
credibile.
D’altra
parte non possiamo certo rinviare la comune testimonianza evangelica fino al
giorno in cui sarà ristabilita la nostra piena comunione.
E
comunque sappiamo anche che la prima testimonianza è la nostra comunione.
L’urgenza di una evangelizzazione credibile ha spinto Giovanni Paolo II,
nell’enciclica Ut Unum Sint,
a mettere il dito nella piaga: «È evidente che la divisione dei cristiani è in
contraddizione con la Verità che essi hanno la missione di diffondere, e dunque
essa ferisce gravemente la loro testimonianza…
Come
annunciare il Vangelo della riconciliazione senza al contempo impegnarsi ad
operare per la riconciliazione dei cristiani?
Se è
vero che la Chiesa, per impulso dello Spirito Santo e con la promessa
dell’indefettibilità, ha predicato e predica il Vangelo a tutte le nazioni, è
anche vero che essa deve affrontare le difficoltà derivanti dalle divisioni.
Messi
di fronte a missionari in disaccordo fra loro, sebbene essi si richiamino tutti
a Cristo, sapranno gli increduli accogliere il vero messaggio?
Non
penseranno che il Vangelo sia fattore di divisione, anche se esso è presentato
come la legge fondamentale della carità?» (n. 98).
La
comunicazione del Vangelo e la comunione tra i cristiani sono due dimensioni
che chiedono di essere vissute in maniera più responsabile da tutti i
cristiani, anche in Italia.
Durante
il IV Convegno Ecumenico Nazionale, tenutosi a Siracusa, abbiamo riflettuto sul
tema paolino: «Guai a me, se non annuncio
il Vangelo».
La
memoria dell’Apostolo ci ha aiutato a comprendere ancor più chiaramente il
legame tra l’urgenza della evangelizzazione e una nuova audacia nel cammino ecumenico.
Abbiamo
ringraziato il Signore per il cammino ecumenico che le Chiese e le Comunità
ecclesiali hanno compiuto in Italia soprattutto a partire dal Concilio Vaticano
II.
E
abbiamo sottolineato l’irreversibilità di tale cammino, sapendo bene che l’unità
non è il frutto delle nostre alchimie umane ma un dono di Dio che dobbiamo
chiedere anzitutto con la preghiera.
Certo,
a noi viene chiesto di non lasciare nulla di intentato per compiere quei passi
che ci portano verso l’unità.
Abbiamo,
infatti, riconosciuto il pericolo di cadere nella sottile tentazione di
assuefarci alla divisione, di convivere troppo facilmente con la ferita della
disunione, ritenendola una condizione insuperabile.
Se così
facessimo, saremmo responsabili di una grave colpa.
Tanto
più che abbiamo davanti a noi nuove sfide che chiedono invece un impegno più
comune. Basti pensare alla diffusione di quella mentalità materialistica che
sta allontanando sempre più dal Vangelo uomini e donne, giovani e adulti, e
anche adolescenti e bambini.
L’attitudine
egocentrica che ne consegue spinge a ripiegarsi su se stessi privilegiando i
propri interessi e dimenticando quelli dei poveri, dei deboli, degli immigrati,
degli zingari e di coloro che non hanno né voce né posto nella società.
Non possiamo
non guardare preoccupati questa involuzione che avvelena le radici stesse della
convivenza nel nostro Paese.
Vi è
poi un altro fenomeno che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una
rinnovata generosità.
Ci
riferiamo alla immigrazione cristiana nel nostro Paese.
Si
tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi che
evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare una
vita migliore.
La loro
venuta è come una preghiera rivolta anche a noi perché ricevano una risposta di
amore.
Anche
l’ecumenismo italiano deve ascoltare questo grido: dobbiamo affinare le
orecchie del nostro cuore, allargare la nostra mente e unire le nostre braccia
per accogliere questi nostri fratelli e aiutarli a crescere anche nella fede.
In
questo orizzonte è stato scelto il capitolo 24 del Vangelo di Luca. È la
narrazione del giorno di Pasqua. L’ascolto comune di questa pagina evangelica
può aiutarci a riscoprire il grande dono della Pasqua di cui tutti dobbiamo
essere testimoni. Lo furono quelle donne, lo furono anche i due di Emmaus ed
anche gli Undici.
Non
possiamo che metterci sulle loro orme a partire dall’obbedienza nell’ascolto.
Anche
noi sentiremo ardere il nostro cuore e cercheremo di tornare verso Gerusalemme
per testimoniare assieme l’incontro con il Risorto.
La
preghiera rivolta al Padre nell’ultima cena perché i discepoli “siano una cosa
sola” (Gv 17,21) trovava concretezza nel comando
che il Risorto diede loro: “Voi sarete testimoni di tutto ciò” (Lc 24,48).
A noi è
chiesto di accogliere questo invito e, nell’ascolto comune del Vangelo,
chiedere al Signore di aiutarci per affrettare i nostri passi verso la
comunione piena”.
La Chiesa che è in Gaeta è in comunione con il messaggio
ecumenico.
Il Capo
Ufficio Stampa
diacono
Marcello Rosario Caliman