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Giornata Ecumenica a Gaeta presieduta dall’Arcivescovo
per la Settima di Preghiera per l’Unità dei Cristiani
Nella Chiesa di San Nilo Abate, santo caro anche agli ortodossi, venerdì 22 gennaio si è svolta la celebrazione ecumenica della Parola di Dio
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GIORNATA ECUMENICA A GAETA

PRESIEDUTA DALL’ARCIVESCOVO

PER LA SETTIMANA DI PREGHIERA

PER L’UNITà DEI CRISTIANI

 

Grazie alla disponibilità del nostro Arcivescovo S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio anche quest’anno si è vissuta una splendida giornata dedicata all’Ecumenismo.

Nella Chiesa di San Nilo Abate, santo caro anche agli ortodossi, si è svolta la celebrazione ecumenica.

Il tema della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2010 che si conclude domani lunedì 25 gennaio con la festività della Conversione di San Paolo Apostolo è: “Voi sarete testimoni di tutto ciò”; una citazione del capitolo 24 del Vangelo di Luca, che costituisce il nodo centrale di questa preghiera.

Questo è anche il tema che è stato scelto per celebrare il centenario della conferenza missionaria di Edimburgo. Infatti, nel 1910 i partecipanti all’incontro di Edimburgo udirono una testimonianza profetica su quanto le divisioni fra i cristiani indebolissero non solo l’efficacia missionaria, ma anche la Chiesa come Corpo di Cristo e la sua vocazione; nel 2010 l’invito universale è a leggere a voce alta, durante l’incontro ecumenico, l’intero capitolo 24 di Luca, cui seguono la predicazione, il ringraziamento, l’intercessione e la celebrazione del mandato missionario nel nome del vangelo. Da ciò scaturisce la riflessione sulla resurrezione di Cristo quale sorgente della comunione ecclesiale, dell’invio in missione, dell’intrinseco legame fra la missione e l’unità e, perciò, del continuo bisogno di rinnovare il nostro impegno per l’unità dei cristiani.

Era proprio questa reciprocità tra evangelizzazione ed ecumenismo che i pionieri del movimento ecumenico nel ventesimo secolo sottolinearono con grande fede, forza e chiarezza. E il nostro Arcivescovo ha saputo con il carisma e la personalità che tutti gli riconoscono presiedere il confronto ecumenico che ha visto uniti esponenti della Chiesa Avventista, della Church of the Resurrection Anglican – Episcopal, della Chiesa Ortodossa Rumena in Italia e con un messaggio idealmente presente la Chiesa Evangelica Luterana in Italia.

Il nostro Arcivescovo ha evidenziato, tra l’altro, che “la Parola di Dio unisce e non divide. Dobbiamo confrontarci sul Vangelo ed essere testimoni di Gesù, quindi essere testimoni del suo Vangelo.

Una Chiesa divisa è uno scandalo, per questo in tutto il mondo i cristiani sono impegnati con la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che non a caso termina con la ricorrenza in cui si ricorda la conversione di San Paolo Apostolo.

Il Signore benedica e ascolti le nostre preghiere.

Noi siamo i risorti del Signore, la nostra vita sia testimonianza in ogni gesto della nostra fede cristiana”.

 

Il Capo Ufficio Stampa

diacono Marcello Rosario Caliman

 

 

 

 

 

 

NELLA CHIESA DI SAN NILO ABATE IN GAETA

VENERDì 22 GENNAIO 2010 ORE 18.00

 

GIORNATA ECUMENICA

PER L’UNITà DEI CRISTIANI

 

Voi sarete testimoni di tutto ciò

(Lc 24,48)

 

Domani venerdì 22 gennaio 2010 alle ore 18.00 si terrà la Giornata Ecumenica per l’Unità dei Cristiani presso la Chiesa di San Nilo Abate in Gaeta.

Hanno già aderito e saranno presenti, al fianco del nostro Arcivescovo S.E. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, la Chiesa Avventista con il Pastore Robert Caciula, responsabile delle comunità di Gaeta e di Cellole, la Chiesa Anglicana/Episcopale della Resurrezione con il Reverendo Russell G. Ruffino, vicario della Chiesa di Orvieto, Pope Gabriele Bretescu, della Chiesa Ortodossa di Romania in Italia.

Messaggi di adesione sono pervenuti dalla Chiesa Luterana a firma del Pastore Dekan Holger Milkau, responsabile delle Chiese di Napoli e di Ischia, e Decano in Italia e dalla Chiesa Valdese a firma del Pastore Hiltrud Stahlberger, responsabile delle comunità di Colleferro e Ferentino.

Il programma è stato affidato all’Ufficio Catechistico Diocesano diretto da don Antonio Cairo e predisposto – secondo i canoni ecumenici - da don Antonio Centola, che coordina il Coro Diocesano di Gaeta, che eseguirà i canti sotto la direzione del M° Biancamaria Spirito.

Tutti i fedeli sono invitati a partecipare al momento di grande tensione morale e religiosa, nella speranza di conseguire un giorno sia l’unità dei cristiani che la pace nella martoriata terra che ha visto la nascita di Gesù il Cristo.

Particolare attenzione quest’anno è rivolta “a un fenomeno che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una rinnovata generosità: ci riferiamo alla immigrazione cristiana nel nostro Paese. Si tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi che evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare una vita migliore. La loro venuta è come una preghiera rivolta anche a noi perché ricevano una risposta di amore”.

 

Le note che di seguito proponiamo sono state condivise a livello ecumenico e sottoscritte da S.E. Mons. Vincenzo Paglia – Vescovo di Terni – Narni – Amelia, presidente della Commissione CEI per l’Ecumenismo e il Dialogo; prof. Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; da S.E. Mons. Gennadios Zervos, Arcivescovo – Metropolita Ortodosso d’Italia e di Malta ed Esarca per l’Europa Meridionale:

 

“Il tema della Preghiera per l’unità dei cristiani del 2010 si collega al ricordo della Conferenza Missionaria Internazionale di Edimburgo che viene riconosciuta come l’inizio ufficiale del movimento ecumenico moderno.

Nei giorni 14-23 del giugno 1910, oltre mille delegati, appartenenti ai diversi rami del Protestantesimo e dell’Anglicanesimo, a cui si unì anche un ortodosso, si incontrarono nella città scozzese per riflettere insieme sulla necessità di giungere all’unità al fine di annunciare credibilmente il Vangelo di Gesù.

A cento anni di distanza la tensione missionaria che riunì quei cristiani può aiutarci a riflettere sul legame che c’è tra missione e comunione nella vita dei cristiani.

Sappiamo bene, infatti, che l’evangelizzazione è tanto più efficace quanto più i discepoli di Gesù possono mostrare la loro comunione, la loro unità.

Del resto lo stesso Maestro li aveva avvertiti: “Da questo riconosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri”.

Queste parole del Signore fanno emergere ancor più la contraddizione che c’è tra le divisioni dei cristiani e l’obbligo che comunque essi hanno di un annuncio credibile.

D’altra parte non possiamo certo rinviare la comune testimonianza evangelica fino al giorno in cui sarà ristabilita la nostra piena comunione.

E comunque sappiamo anche che la prima testimonianza è la nostra comunione. L’urgenza di una evangelizzazione credibile ha spinto Giovanni Paolo II, nell’enciclica Ut Unum Sint, a mettere il dito nella piaga: «È evidente che la divisione dei cristiani è in contraddizione con la Verità che essi hanno la missione di diffondere, e dunque essa ferisce gravemente la loro testimonianza…

Come annunciare il Vangelo della riconciliazione senza al contempo impegnarsi ad operare per la riconciliazione dei cristiani?

Se è vero che la Chiesa, per impulso dello Spirito Santo e con la promessa dell’indefettibilità, ha predicato e predica il Vangelo a tutte le nazioni, è anche vero che essa deve affrontare le difficoltà derivanti dalle divisioni.

Messi di fronte a missionari in disaccordo fra loro, sebbene essi si richiamino tutti a Cristo, sapranno gli increduli accogliere il vero messaggio?

Non penseranno che il Vangelo sia fattore di divisione, anche se esso è presentato come la legge fondamentale della carità?» (n. 98).

La comunicazione del Vangelo e la comunione tra i cristiani sono due dimensioni che chiedono di essere vissute in maniera più responsabile da tutti i cristiani, anche in Italia.

Durante il IV Convegno Ecumenico Nazionale, tenutosi a Siracusa, abbiamo riflettuto sul tema paolino: «Guai a me, se non annuncio il Vangelo».

La memoria dell’Apostolo ci ha aiutato a comprendere ancor più chiaramente il legame tra l’urgenza della evangelizzazione e una nuova audacia nel cammino ecumenico.

Abbiamo ringraziato il Signore per il cammino ecumenico che le Chiese e le Comunità ecclesiali hanno compiuto in Italia soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II.

E abbiamo sottolineato l’irreversibilità di tale cammino, sapendo bene che l’unità non è il frutto delle nostre alchimie umane ma un dono di Dio che dobbiamo chiedere anzitutto con la preghiera.

Certo, a noi viene chiesto di non lasciare nulla di intentato per compiere quei passi che ci portano verso l’unità.

Abbiamo, infatti, riconosciuto il pericolo di cadere nella sottile tentazione di assuefarci alla divisione, di convivere troppo facilmente con la ferita della disunione, ritenendola una condizione insuperabile.

Se così facessimo, saremmo responsabili di una grave colpa.

Tanto più che abbiamo davanti a noi nuove sfide che chiedono invece un impegno più comune. Basti pensare alla diffusione di quella mentalità materialistica che sta allontanando sempre più dal Vangelo uomini e donne, giovani e adulti, e anche adolescenti e bambini.

L’attitudine egocentrica che ne consegue spinge a ripiegarsi su se stessi privilegiando i propri interessi e dimenticando quelli dei poveri, dei deboli, degli immigrati, degli zingari e di coloro che non hanno né voce né posto nella società.

Non possiamo non guardare preoccupati questa involuzione che avvelena le radici stesse della convivenza nel nostro Paese.

Vi è poi un altro fenomeno che ci riguarda da vicino e che chiede a noi tutti una rinnovata generosità.

Ci riferiamo alla immigrazione cristiana nel nostro Paese.

Si tratta di centinaia di migliaia di fratelli e sorelle sia ortodossi che evangelici, oltre che cattolici, che sono approdati in Italia per cercare una vita migliore.

La loro venuta è come una preghiera rivolta anche a noi perché ricevano una risposta di amore.

Anche l’ecumenismo italiano deve ascoltare questo grido: dobbiamo affinare le orecchie del nostro cuore, allargare la nostra mente e unire le nostre braccia per accogliere questi nostri fratelli e aiutarli a crescere anche nella fede.

In questo orizzonte è stato scelto il capitolo 24 del Vangelo di Luca. È la narrazione del giorno di Pasqua. L’ascolto comune di questa pagina evangelica può aiutarci a riscoprire il grande dono della Pasqua di cui tutti dobbiamo essere testimoni. Lo furono quelle donne, lo furono anche i due di Emmaus ed anche gli Undici.

Non possiamo che metterci sulle loro orme a partire dall’obbedienza nell’ascolto.

Anche noi sentiremo ardere il nostro cuore e cercheremo di tornare verso Gerusalemme per testimoniare assieme l’incontro con il Risorto.

La preghiera rivolta al Padre nell’ultima cena perché i discepoli “siano una cosa sola” (Gv 17,21) trovava concretezza nel comando che il Risorto diede loro: “Voi sarete testimoni di tutto ciò” (Lc 24,48).

A noi è chiesto di accogliere questo invito e, nell’ascolto comune del Vangelo, chiedere al Signore di aiutarci per affrettare i nostri passi verso la comunione piena”.

 

La Chiesa che è in Gaeta è in comunione con il messaggio ecumenico.

 

 

Il Capo Ufficio Stampa

diacono Marcello Rosario Caliman

 

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