Concludiamo l’Anno Santo con questa celebrazione che ha al suo centro la radice della speranza che è Gesù, figlio di Dio, di Giuseppe e di Maria, che per realizzare pienamente il disegno iniziato nel giorno della creazione, deturpato dal male al punto di essere irriconoscibile, ha scelto non di abbandonarlo, ma di ridisegnarlo di nuovo, di rimetterlo nella condizione di esprimere tutta la sua bellezza. Questo celebriamo in modo particolare negli Anni Giubilari che si susseguono: la liberazione della creazione e nostra dalla schiavitù del peccato che consiste nella impossibilità di fare il bene pure sapendo che cosa è bene. Con la sua nascita, Gesù ci restituisce la libertà di fare il bene. Questo fatto che la legge del male che appare potente e invincibile, può essere vinta, è il motivo della nostra speranza che non è un desiderio di qualcosa, ma impegno.
A questo proposito la scelta del Papa di fare le sue catechesi del Giubileo, presentando la storia dei santi e di altri testimoni della fede, aiuta a comprendere che il male si può vincere. In questo Anno Santo, sono stati elevati agli onori degli altari, fra i tanti, due santi che subito sono entrati nel cuore di tutti noi: Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati.
Anche nella nostra diocesi ci sono “testimoni di speranza”. Abbiamo una venerabile, suor Ambrogina di San Carlo nativa di Maranola; abbiamo il servo di Dio Gabriele, la cui posizione è ormai giunta al Dicastero delle Cause dei Santi in attesa che si celebrino tutti i passaggi necessari; abbiamo la serva di Dio Teresa di Janni, anche lei già nella fase romana; abbiamo il Servo di Dio don Cosimino, la cui posizione è allo studio della Diocesi. Se ci mettiamo a leggere le loro vite, esse sono segnate dalla vittoria sul male.
Il male si può vincere e questo è la radice della nostra speranza. Si impara a vincerlo proprio alla scuola della Santa Famiglia come ricorda san Paolo VI in una sua memorabile omelia tenuta proprio nella casa di Nazareth. Lui dice che in quella casa si impara il metodo per vincere il male, si impara il silenzio e invoca: O silenzio di Nazareth, insegnaci a essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiori e pronti a sentire le ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera. Ci insegna ancora, in quell’omelia, l’importanza della educazione in famiglia come allenamento all’amore semplice e austero che crea la comunione.
Proprio di ascolto ci parla il Vangelo (Mt 2,13-15.19-23), descrivendoci Giuseppe che svolge il suo compito di padre di Gesù, facendo della sua vita una preghiera, sempre pronto a capire che cosa Dio gli chieda e a vincere la paura, la stanchezza e il sonno per alzarsi e fare quello che serve. Giuseppe, che scrive con Dio una storia straordinaria di speranza, riuscendo a difendere la sia famiglia dalla cattiveria di Erode e da quella del suo successore Archelao. Giuseppe, che non esegue solamente degli ordini, ma valuta, ragiona, fa delle scelte e finisce così per favorire il disegno della salvezza. Giuseppe, disposto sempre e mettersi in discussione con la fiducia che Dio può entrare nella storia degli uomini. Non si limita a dirlo con formule fisse, ma lo crede veramente accogliendo Dio nella sua vita e credendo che era presente nella vita di Maria.
La speranza, dunque, è la consapevolezza che Dio entra nella nostra vita e lasciare che lo faccia, è veramente tenuta per mano dalla fede in Dio che ci rende forti e che ci rende capaci di vincere il male.
Di questa speranza abbiamo bisogno, ma soprattutto di uomini e donne che siano “speranza”, che siano Giuseppe e Maria consentendo in maniere misteriosa e straordinaria che Dio nasca, che sfugga ai complotti di Erode, che trovi rifugio in Egitto, che sia protetto fino a vivere a Nazareth adempiendosi così la profezia: sarà chiamato Nazareno.
I santi e le sante, le donne e gli uomini di buona volontà ci dicono: la speranza non è una fantasia. Ma è la certezza che Dio guida la storia degli uomini e di ognuno con delicatezza e fermezza come, per citare uno dei santi che in quest’Anno Santo è stato proclamato dottore della Chiesa, il cardinal John Henry Newman: “luce gentile”.
È stato infine un anno che ricorderemo, oltre che per molte e ricche esperienze personali e comunitarie, prima fra tutte il bellissimo pellegrinaggio diocesano a Roma, anche perché, dopo aver benedetto per l’ultima volta la folla di Piazza san Pietro, papa Francesco è entrato nella casa del Padre e lo Spirito ha scelto papa Leone per il quale preghiamo perché conduca il popolo di Dio sui sentieri della speranza e li indichi all’umanità intera.













