Celebrazione delle esequie di Aurora Livoli

    Monte San Biagio • Chiesa di San Giovanni Battista • 10 gennaio 2026

    Finalmente possiamo abbracciarti, Aurora, in questa chiesa che ti ha accolto bambina e che ti ha accompagnato nei momenti belli del tuo crescere. Da quel momento della festa perché tu c’eri, della gioia dei tuoi genitori perché eri la risposta alle loro preghiere, della speranza che apriva il cuore a chi ti vuole bene, dei tuoi nonni, della tua famiglia a questo momento che ci raduna insieme per salutarti c’è come un abisso, sembra proprio che il sole si sia eclissato nella tua vita e nella vita di chi ti ama. Si è eclissato per la violenza che colpisce senza pietà chi, come te, è solo una ragazza smarrita, una giovane donna che si sente precipitare addosso la follia, la cattiveria che ti hanno lasciato senza fiato, abbandonata come un cencio, tu che per il tuo papà e per la tua mamma sei un angelo.

    Sai, Aurora, io penso che hanno ragione il tuo papà e la tua mamma, penso che tu sei un angelo perché loro ti amano e chi ama riesce sempre a dire le parole più giuste e più vere. Che ti amano tu lo sai e, sicura del loro amore, hai intrapreso un viaggio che certamente per te aveva il sapore della vita, tanto lo sapevi che c’era sempre per te una casa. Li hai chiamati, hai chiesto loro di non preoccuparsi. Tu non potevi immaginare che alla fine del viaggio avresti trovato tanta violenza e la morte. Nemmeno in quel momento, però, Dio ti ha perso di vista perché sei una sua figlia, perché sei piccola e gli angeli dei ragazzi non smettono mai di guardare Dio.

    Abbiamo ascoltato quelle parole del profeta Geremia (Lam 3,17-26) che quasi ci svegliano dallo smarrimento di questi momenti e ci ricordano che l’amore di Dio non è finito, non è finita la sua misericordia, che si rinnova ogni mattina. Ci dicono, quelle parole, che la vita conosce amarezze e dolori: tu hai conosciuto anche il terrore della morte che te l’ha strappata quando era ancora piena di promesse, ma non è possibile privare la vita dell’amore di Dio e della sua misericordia, come non è mai stata e mai sarà privata dell’amore di tua mamma e di tuo papà.

    Vorremmo cancellare l’offesa dei tuoi ultimi istanti: lo facciamo, ci dice la Parola, ricoprendoti di lacrime e di silenzio, lo facciamo fidandoci della tua vita che non si è trasformata in nulla, lo facciamo pregando per te, ricoprendoti di speranza e di fiducia.

    Per un cristiano il tuo nome, Aurora, richiama all’alba della Resurrezione (cfr. Lc 24,1-6), allo sbigottimento delle donne di fronte al sepolcro vuoto di Gesù, al loro dolore per quella che pensavano fosse l’ennesima offesa al corpo del loro maestro; impaurite con il volto chinato a terra fino a quando si sentono dire: “Perché cercate fra i morti colui che è vivo?” (Lc 24,5).  Anche noi qui, chiamandoti per nome, vogliamo dire non solo lo sbigottimento e l’orrore per la tua morte, ma affermare la tua vita.

    Tua mamma mi ha detto: “Penso che nel momento in cui è morta gli angeli l’hanno portata in cielo circondata da rose bianche”, e tua mamma ha ragione perché ti ama.

    Tuo papà ha detto che non è la vendetta che cerca, ma certamente cerca giustizia. Vedi come ti ama? Non vuole che l’odio e la violenza ti sfiorino ancora e vuole che tu riposi in pace.

    Riposa in pace, figlia e sorella di tutti noi, e la tua vita sbocci in vita eterna.

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