Carissimi sorelle e fratelli, consacrate e consacrati, è sempre un appuntamento significativo quello che viviamo ogni anno in occasione della festa della Presentazione del Signore. Una festa fatta di luce, una festa che ricorda a tutti i battezzati il dovere di custodire la luce. Infatti, nel rito del battesimo degli adulti, il neobattezzato si sente rivolgere queste parole che, per quasi tutti noi sono state affidate ai nostri genitori:
Sei diventato luce in Cristo.
Cammina sempre come figlio della luce,
perché perseverando nella fede
tu possa andare incontro al Signore che viene,
con tutti i santi, nel regno dei cieli.
C’è necessità di luce quando ci sono le tenebre. Sembra una ovvietà. Allora perché se siamo luce ci lamentiamo delle tenebre?
La lettera agli Ebrei (2,14-18) dice che Cristo non è venuto nel mondo per prendersi cura degli angeli, ma degli uomini. Perché tante volte ci lamentiamo che gli uomini non sono angeli? Dice ancora che Gesù è venuto nel mondo per sollevare il mondo dalla legge del male che si manifesta sempre con la stessa monotonia: prepotenza, violenza, guerra, mancanza di verità. Facciamo bene a non rassegnarci al male, ma non dobbiamo farci scoraggiare dal male.
Una persona consacrata ha senso perché è segno della luce di Cristo e segno della sua cura per gli uomini. La varietà di forme di consacrazione, di carismi è il segno di come qualcuno ha compreso che cosa significasse essere luce in un determinato tempo e in un determinato luogo e che cosa significasse prendersi cura degli uomini. Avessimo tempo stasera di raccontarci, tutti quanti potreste dire questa verità di una missione nata per illuminare e per guarire.
Una persona consacrata prima ancora di fare cose è una persona che è, che significa, è il segno della cura che Cristo si prende dell’umanità e il segno della luce che brilla fra le tenebre.
Le figure di Simeone e Anna che il Vangelo presenta (Lc 2,22-40) sono anche questo, figure di due persone che significato l’attesa, la speranza del popolo che probabilmente si era dimenticato di attendere e di sperare. Avranno forse anche loro sentito e visto le tenebre che diventavano sempre più fitte nel cuore delle persone che avevano perso ogni libertà e dignità, avranno chiesto a se stesse se avesse senso continuare ad andare ogni giorno nel tempio. Ma sono restate, non si sono arrese e hanno potuto accogliere fra le braccia la luce che aspettavano.
Vorrei proprio trasmettervi la gratitudine per questo vostro “esserci” che qualche volta è faticoso, che qualche volta può sembrare poco efficace e non compreso. Gratitudine perché vi accorgete di Cristo presente nel mondo e così lo rivelate presente.
Infine, Simeone e Anna potevano continuare questo ministero della presenza perché mossi dallo Spirito. Ognuno di noi, di voi se lo deve ricordare che deve essere significativo dove lo Spirito lo ha posto.
Bella la notazione finale di Luca: “Intanto il bambino cresceva e si fortificava”. Nel nostro attendere, nel nostro starci, nel nostro non lamentarci, nel nostro essere capaci di prenderci cura, Cristo diventa grande e forte. La sua parola si diffonde e continua a confondere i prepotenti e i violenti.
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