Mercoledì delle Ceneri

    Basilica Cattedrale di Gaeta • 18 febbraio 2026

    «I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai che vi dicano le cose essenziali. Non dicono mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?”. Ma dicono: “Quanti anni ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?”. Solo allora credono di conoscerlo. E se dite ai grandi: “Ho visto una bella casa in mattoni rosa, con geranei alle finestre e colombe sul tetto…”, non arrivano a immaginarsela. Bisogna dirgli: “Ho visto una casa di cento milioni di lire”. Allora esclamano: “Come è bella!”».

    Sono le parole della favola del piccolo principe, una favola che qualcun o potrebbe trovare azzardato leggere in un’assemblea tanto solenne come quella che stiamo realizzando nel Mercoledì delle Ceneri. Forse lo è meno, se la sostanziamo con una frase scritta nella Bibbia al momento della scelta di Davide come re: Dio non guarda come guarda l’uomo, perché l’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore” (cfr. 1Sam 16,7).

    II Vangelo di oggi (Mt 6,1-6.16-18) chiede proprio questo di essere attenti a farsi vedere da Dio: Chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà… Profumati la testa, lavati il volto e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà. Se dovessimo trovare una sintesi per queste parole del Vangelo, si potrebbe forse condensare tutto in queste parole: se hai un mondo dentro, se hai un cuore, se hai un’anima la tua esistenza profuma, ha il sapore del pulito. Non hai paura che qualcuno ti si affacci dentro perché sei abituato allo sguardo di Dio.

    Quanti possono dire di avere la certezza di resistere allo sguardo di Dio, di avere un’anima, di avere un’esistenza che profuma e che trasmette pulizia?

    Oggi noi abbiamo la possibilità di misurare la proliferazione di esistenze ipocrite, di esistenze che puzzano. Puzzano di rancore, di odio, di disumanità. Possiamo misurare affacciandoci sui social. Possiamo farlo assistendo basiti al dibattito pubblico. Lo possiamo fare anche misurando l’incertezza delle parole che finora hanno fondato la nostra società: diritto, pace, giustizia. C’è un cattivo odore, il cattivo odore dell’ipocrisia, che si diffonde in maniera sembra inarrestabile. C’è bisogno di esistenze profumate che sappiano rispondere alle domande essenziali che sono poche e fondamentali.

    Solo un cuore forte può fare le domande giuste, può passare dalla domanda “mi conviene?” alla domanda “ma è giusto?”.

    Noi non possiamo chiedere a quelli che governano il mondo di chiedersi il colore degli occhi delle persone che pagano le conseguenze delle loro decisioni e nemmeno chiedere loro se hanno un’idea del tono della voce di quelli che si vedono bombardare le case, o togliere il futuro, o perdere il lavoro.

    Noi, però, lo possiamo fare: possiamo chiedere il colore degli occhi e il tono della voce. Possiamo cercare di diminuire il cattivo odore.

    Questo tempo di Quaresima può essere un’occasione. Anche solo smettere di reagire sui social, di dire il nostro inutile parere soprattutto se nasce dalla rabbia o dal rancore, di dare gambe a informazioni per lo più false, a impegnarci a capire meglio le cose, a informarci, a scendere dagli spalti che ci vedono tifosi e a recuperare la nostra capacità critica. Anche solo questo basta.

    In una parola prenderci cura di noi stessi, della nostra umanità. Umanità che coltiviamo facendo qualcosa di buono, un po’ di elemosina, cioè qualcosa che non risponda alla domanda: io che ci guadagno. Umanità che coltiviamo ricavandoci qualche piccolo spazio di silenzio per pregare nel segreto, dove Dio che vede nel segreto possa consolarci, correggerci, confortarci.


    Clicca qui per il video dell’omelia pronunciata in Cattedrale dall’Arcivescovo

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