L’Angolo della Preghiera — III Domenica di Quaresima — 8 marzo 2026

«Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»
(meditazione su Gv 4,5-42)

C’è un’ironia dolcissima in questo incontro, una danza tra l’infinito che si fa piccolo e l’umano che prova a misurare l’eterno con il metro di un secchio. Immaginiamo la scena: il sole a picco, il silenzio della controra e quel pozzo che divide due sete opposte. Da una parte Gesù, che nasconde l’oceano dietro labbra arse dal desiderio di un contatto; dall’altra la Samaritana, che ha imparato a fidarsi solo di ciò che può toccare, pesare e sollevare con la forza delle braccia.

​Il contrasto è tutto qui: nella profondità del pozzo contro la vastità del dono.

​La donna ragiona con la logica della terra. Guarda le mani vuote di quell’uomo e pensa: “Non hai un secchio”. È la nostra stessa obiezione quotidiana. Spesso diciamo alla vita che non può sorprenderci perché non vediamo gli strumenti, perché le circostanze sono troppo scoscese o perché il nostro “pozzo” interiore è così buio che nessuna corda sembra abbastanza lunga per attingere sollievo. Ci siamo abituati a pensare che la grazia debba seguire le leggi della fisica, dimenticando che chi ha creato l’acqua non ha bisogno di recipienti per offrirla. L’acqua che non scava, ma zampilla.

​L’“acqua viva” di cui parla Gesù non è un liquido che si raccoglie con fatica, ma un flusso che abita chi lo riceve. È un’inversione di gravità spirituale: non siamo più noi a dover scendere nell’abisso della nostra stanchezza per risalire con qualche goccia di speranza; è la sorgente stessa che sale verso di noi.

​Quell’incontro trasforma il pozzo di Giacobbe in uno specchio. La Samaritana non vede più solo la profondità della sua fatica, ma inizia a scorgere, nel riflesso di quell’uomo senza secchio, la possibilità di una pienezza che non dipende dal braccio, ma dal cuore. È l’invito a smettere di misurare Dio con la nostra povertà di mezzi e a lasciarci allagare da una presenza che è, essa stessa, il dono.

Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia


«Ma viene l’ora — ed è questa — in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in spirito e verità:
così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano
devono adorare in spirito e verità»
(Gv 4,5-42).

Videocommento di don Mariano Parisella

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