Domenica delle Palme

    Gaeta • Chiesa di San Giovanni a Mare – Basilica Cattedrale • 29 marzo 2026

    Credo che non ci sia una storia più universale e affascinante, capace di modificare le culture come questo raccontato dal Vangelo di Matteo (21,1-11), si parla di un uliveto, di un villaggio, di un’asina e del suo puledro da prendere in prestito. Sembra quasi che per fare tutto questo Gesù stia seguendo delle istruzioni, quelle del profeta Zaccaria che parla dell’ingresso del re a Gerusalemme (cfr. Zc 9,9). La scena, però non somiglia in niente all’ingresso di un re a cominciare dalla cavalcatura, una bestia da soma e non un destriero di razza. Sono i discepoli che di questa povertà fanno una festa e trasformano questo momento che sarà sicuramente sfuggito a moltissimi abitanti di Gerusalemme e certamente ai suoi capi, nell’ingresso di un re. L’ingresso più famoso della storia dove al posto degli stendardi ci sono rami di palma e al posto delle trombe il canto delle parole di un Salmo (118,25-27): “Osanna!”.

    “Chi è costui?”, si domanda la città di Gerusalemme man mano che si accorgeva di questo gruppo di persone attorno a Gesù. Questo è Gesù di Nazareth: rispondeva la folla che lo seguiva. Non davano solamente un’informazione, ma facevano un annuncio. Anzi, l’annuncio più importante della storia dell’umanità e, cioè, che in mezzo agli uomini cammina Dio e che questo suo camminare insieme con noi è un camminare umile a contatto con la terra. Talmente vicino alla terra, che i discepoli quasi lo vogliono difendere dalla polvere stendendo i loro mantelli. Il mantello è il loro impegno e il segno del loro amore, il loro amore, dal momento che il mantello era tutto per un povero, era la sua casa, la sua sicurezza, la tenda per coprirsi dal sole e la coperta per difendersi dal freddo. Non importa, lo stendono in strada per creare un tappeto a Gesù.

    Chi è costui che non ha bisogno di trombe e stendardi, che non ha bisogno di soldati e di eserciti? Chi è costui che entra in città, cioè nella vita delle persone non per schiacciare, per dominare, ma affidandosi al loro amore e alla loro preghiera? Quante preghiere accompagnano Gesù nel suo cammino: che io veda, che io cammini, che io parli, che io possa essere liberato dal demone che mi domina. E un corteo, una folla di persone vere che non sono lì perché devono corrispondere a un dovere o perché arruolate in un esercito, ma perché hanno sperimentato su se stesse che quel Gesù che ora stavano accompagnando era il Signore delle loro vite e non perché le dominava, ma perché le aveva guarite, risollevate, incoraggiate.

    Chi è costui che è circondato solamente da gente che gli vuole bene e lo acclama re? Chi è costui al quale le persone si avvicinano e non hanno paura e non scappano?

    Penso, in questo momento, a tante terre guastate dalla guerra, a tante persone che certamente non si chiedono più niente del rumore degli allarmi e delle bombe, che non si meravigliano dei soldati armati che percorrono le loro strade, ma quando vedono qualcuno che mettendo in gioco tutto quello che è e che ha, si avvicina per soccorrere, aiutare e difendere, allora si chiedono: chi è costui?

    Consapevoli o meno quelli che soccorrono, come quelli che stendono i loro manti, quelli che desiderano pace e pregano per ottenerla, continuano questo corteo della Domenica delle Palme.

    Gli eserciti sono passati, ma questa folla di gente colorata che è armata solo di palme e di amore resta. Noi vorremmo essere parte di questa folla che ci mette tutto quello che può per fare strada al Principe della Pace e lontani da quelli che anche oggi ci sembra che dominano il mondo e che, alla fine, mettono solo paura.

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