Pasqua di risurrezione

    Basilica Cattedrale di Gaeta • 5 aprile 2026

    Siamo riuniti nel mattino luminoso della Pasqua e leggiamo il racconto dell’evangelista Giovanni (20,1-9), rappresentante dei credenti che ricercano il senso delle cose e che non si accontentano di un brutale “ci credo o non ci credo”, ma si chiedono che cosa significhi, per noi, annunciare che Cristo è risorto dai morti. Quali segni possono oggi rendere comprensibile la Pasqua e farcela desiderare?

    Il primo segno è quello della tomba aperta, vuota, che Maria di Magdala si affretta a comunicare a Simone e al discepolo che Gesù amava, interpretando quel segno come un segno negativo: un furto, un ultimo oltraggio al Maestro. Eppure, da quel momento, la tomba vuota resta il segno più potente della Pasqua. È questa la novità: chi riempie le tombe non è discepolo del Risorto.

    La strage continua e incessante di donne, bambini e uomini, alla quale assistiamo in modo sempre più intenso, ci disorienta; ci fa interpretare la storia come un’arena nella quale i malvagi, i seminatori di morte, vincono sempre, senza alcun arbitro che li possa fermare o sanzionare. Siamo come Maria di Magdala, che corre dicendo che hanno rubato il corpo del Maestro e lo hanno nascosto. Ha ragione a pensare così, dopo tutta la cattiveria, l’ingiustizia e l’inumanità cui aveva assistito. Anche noi abbiamo ragione a scoraggiarci e a pensare che non ci sia limite alla violenza, dopo tutta quella che vediamo, non solo negli scenari internazionali, ma anche nei rapporti fra noi. Le tombe piene possono facilmente farci dimenticare la tomba vuota.

    Che cosa fa Maria di Magdala? Corre e cerca conforto e spiegazione nei fratelli, in Simone, che Gesù aveva posto come pietra, e nel discepolo che Gesù aveva scelto come amico. Questi sono i rappresentanti della comunità, del gruppo degli apostoli e dei discepoli. Vanno da chi condivide il loro stesso amore per il Maestro, da quelli che, come loro, hanno creduto.

    Carissimi fratelli e sorelle, nessuno di noi può pensare di non farsi travolgere dalle innumerevoli contraddizioni che testimoniano contro la vita e a favore della morte, rimanendo da solo o affidandosi unicamente alla propria capacità di resistere o alla forza della propria volontà.

    Abbiamo bisogno di fratelli e sorelle che credano come noi, che amino il Maestro come noi. Non siamo chiamati a interpretare le cose da soli: abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti. Abbiamo bisogno dell’entusiasmo del discepolo amato, che corre e arriva subito al sepolcro, senza entrare, e scorge già i segni della vita. Abbiamo bisogno della sapienza di Simone, che entra, vede i teli posati, il sudario piegato e invita anche l’altro a entrare.

    La sapienza di Simone è quella che tiene conto della fatica di cogliere i segni della risurrezione: riflette, interroga, attende. Simone segue Giovanni nel suo correre verso il sepolcro, ma Giovanni segue Simone per comprendere il fatto straordinario: la morte è stata sconfitta dalla vita. Anche noi abbiamo bisogno di saper attendere come Giovanni, di riflettere, di comprendere, per poter scorgere i segni della vita e interpretare la tomba vuota come segno della risurrezione.

    Abbiamo qui il buon senso della Pasqua, che si manifesta nell’ordine dopo il caos della morte, nell’attesa dopo la corsa delle donne e di Giovanni. Bisogna fermarsi per accorgersi della Pasqua; bisogna permettere alla Pasqua di rivelarsi. Comprendiamo, in questi tempi di disordine, di sconvolgimento delle regole, di ferite alla convivenza civile, che cosa sia il caos e che cosa significhi mettere ordine. Comprendiamo che il caos appartiene alla morte; il rispetto, la riflessione, il pensiero appartengono alla Pasqua.

    Il Vangelo si conclude indicandoci che cosa ancora può condurci a comprendere e a interpretare le cose: infatti, sia Maria di Magdala, sia Simone, sia il discepolo amato non avevano ancora compreso le Scritture, cioè che Egli doveva risorgere dai morti. La Parola della Scrittura: è questa la guida sicura verso la Pasqua.

    Clicca qui per il video dell’omelia

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