I legami tra il Testamento di Frate Francesco e il Cantico di Frate Sole

L’iniziativa di un incontro-meditazione su San Francesco nel santuario della SS. Trinità alla Montagna Spaccata di Gaeta, in quest’anno in cui facciamo memoria degli 800 anni dal Transito del Poverello di Assisi, è sembrata opportuna a noi, missionari del Pontificio Istituto Missioni Estere, che dal 1926 abbiamo la responsabilità del santuario. Il motivo: la presenza significativa e l’apprezzabile attività evangelizzatrice e pastorale dei Frati Minori Alcantarini, durata circa sessant’anni (1843-1903) in Gaeta, avendo proprio come centro di irradiazione il santuario della SS. Trinità, loro affidato.

La meditazione su “I legami tra il Testamento di Frate Francesco e il Cantico di Frate Sole” – che ci sarà proposta il 13 maggio prossimo da Francesco Falzone, dell’Ordine Francescano Secolare, Fraternità di Gaeta – trae spunto dall’esame della terzultima e penultima strofa del Cantico di Frate Sole, detto anche delle Creature (strofe dedicate l’una al perdono ed alle infermità e tribolazioni, l’altra a sorella morte) composte da Francesco d’Assisi poco prima della sua morte.

La penultima strofa del Cantico fu composta in coincidenza temporale con la stesura del Testamento di Francesco. Nei primi versi, esso narra della sua intuizione di vivere secondo la forma del santo Vangelo, operata per mezzo della sua conversione, sbocciata attraverso il suo incontro dapprima con i lebbrosi e, subito dopo, con il Crocifisso di San Damiano. Se, quando era nei peccati, a Francesco pareva cosa troppo amara vedere i lebbrosi, perché tutto autocentrato in una sete di gloria proiettata nel voler diventare un cavaliere, l’incontro con costoro, intrapreso direttamente per opera del Signore, cambia completamente la sua impostazione mentale e spirituale, descritta nell’iniziare a fare penitenza facendo con essi “misericordia”, letteralmente “dando il cuore ai miseri”, ai lebbrosi per l’appunto, agli esseri umani più reietti del tempo. Il non essere più nei peccati, avendo donato il cuore ai miseri, agli ultimi, permetterà a frate Francesco di comporre il Cantico, potendo amare, lodare e cantare tutto ciò che lo circonda, anche la povertà, le infermità e le tribolazioni e persino la morte.

I Missionari del PIME

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