Sgorgheranno fiumi di acqua viva
(meditazione su Gv 7,37-39)
Nel cuore della festa, Gesù lancia un grido che attraversa i secoli: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva». In un’epoca come la nostra, profondamente segnata dall’arsura della violenza, dai conflitti geopolitici e dalle logiche spietate delle lotte economiche, questo invito risuona con una drammatica urgenza. Corriamo senza sosta, travolti dal rumore di fondo di un mondo che produce ricchezza materiale ma desertifica l’anima, lasciandoci aridi e smarriti. L’acqua viva promessa da Cristo, che l’evangelista Giovanni identifica chiaramente con il dono dello Spirito Santo, non è un anestetico per sfuggire alla realtà, ma la sorgente di una pace capovolta, radicale, che il mondo non può dare né comprare.
Oggi più che mai avvertiamo la necessità assoluta di fermarci, di imporre un silenzio alle nostre agende e alle nostre preoccupazioni, per metterci in ascolto della voce dello Spirito. Senza questa sosta contemplativa, rischiamo di diventare complici dello stesso meccanismo di sopraffazione che denunciamo, rispondendo all’odio con l’odio e all’egoismo con l’individualismo.
Ascoltare lo Spirito significa lasciarsi scavare dentro, permettendo a quella sorgente divina di purificare i nostri pensieri e disarmare i nostri cuori. Solo allora la promessa evangelica si compie: chi crede non diventa un bacino chiuso, ma un canale. Dal nostro stesso seno, dalle ferite di questa umanità riconciliata, inizieranno a sgorgare fiumi di acqua viva. Diventiamo così capaci di portare gesti di giustizia, profezie di pace e scelte economiche solidali laddove prima c’erano solo logiche di puro profitto e distruzione.
Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia
«Gesù disse loro: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”.
Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”».
(Gv 20,19-23)
Videocommento di Salvatore Mandarello,
giovane della comunità parrocchiale “Santa Maria Maggiore” in Itri
