L’Angolo della Preghiera — Santissima Trinità — 31 maggio 2026

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui
(meditazione su Gv 3,16-18)​

Siamo al cuore del messaggio di Gesù. Abbiamo un Padre che non giudica ma ama. Un amore tanto grande da superare ogni limite: donare il Figlio per offrire la vita eterna. Parte di qui la sorgente che assicura la gioia di ricevere la pace nel cuore, quella pace interiore che è aspirazione profonda dell’Uomo.

Si comprende, allora, che credere è la via che apre la strada e che presuppone di fidarsi e affidarsi ad una presenza che abita la storia. Credere, inoltre, libera dall’angoscia del giudizio e dal peso del fallimento. Quando l’essere umano si scopre amato incondizionatamente, le tempeste dell’anima si placano e subentra una stabilità nuova, che non dipende dalle circostanze esterne.

Tuttavia, questa pace non può rimanere un tesoro privato; per sua natura, essa spinge verso l’esterno, chiedendo di essere tradotta in testimonianza. Testimoniare la propria fede non è un dovere morale imposto, ma la conseguenza naturale di una gioia che non può essere contenuta. Nel momento in cui ci si fa canali di questa luce per gli altri, l’armonia interiore si fortifica e si consolida. C’è una reciprocità profonda: la fede genera la pace e la testimonianza coraggiosa e gratuita di questo amore sigilla la pace stessa nel cuore, trasformando la vita in un dono luminoso e pacificatore per il mondo.

Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia


«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna»
.
(Gv 3,16-18)

Videocommento di Carmine Rosato,
giovane della comunità parrocchiale “San Luca Evangelita” in Maranola di Formia

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