Il seminatore uscì a seminare
(meditazione su Mt 13,1-23)
C’è un’eleganza silenziosa nel gesto del seminatore, un ritmo antico che somiglia al battito stesso dell’universo.
Esce all’alba, quando la terra respira ancora la rugiada della notte, e non stringe i pugni sul suo tesoro; al contrario, apre le mani con una fiducia sconfinata, quasi folle, gettando la vita al vento. Non calcola la convenienza del suolo, non discrimina la roccia dal fango, né la spina dalla zolla dorata. Il suo è un atto d’amore puro, un invito sussurrato a ogni angolo di mondo affinché provi ad accogliere il mistero della fioritura. Anche dove la strada è dura, calpestata dai passi stanchi dei giorni, o dove il sole brucia senza lasciare radici, la promessa è stata deposta.
Diventiamo allora custodi di questo seme invisibile, cercando nel nostro profondo quella terra morbida e silenziosa, lontana dal rumore dei rovi e dalle ansie del giorno. E nel silenzio dell’ascolto, mentre il mondo corre distratto, quel piccolo chicco invisibile si sveglia, rompe la terra e si trasforma in una foresta di spighe dorate, pronte a danzare nel vento della sera.
Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia
