L’Angolo della Preghiera — XXIV Domenica del Tempo Ordinario — 13 settembre 2026

Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette
(meditazione su Mt 18,21-35)

C’è un’aritmetica misteriosa nelle parole di Gesù, un calcolo che sfugge alla logica del mondo e invita a perdere il conto. Settanta volte sette non è un numero, ma un orizzonte aperto, un respiro infinito da regalare a chi ci sta accanto.

Oggigiorno il nostro tempo sembra aver smarrito la bellezza pura del perdono, sopraffatto da un ritmo frenetico dove ogni errore viene annotato e ogni fragilità diventa una colpa. Viviamo in una società che scambia spesso la misericordia per debolezza, dove chi cede o passa sopra un torto viene giudicato fragile, incapace di farsi valere. Ci insegnano ad alzare muri, a proteggere il nostro orgoglio, a considerare la vendetta una forma di giustizia e il rancore uno scudo necessari per sopravvivere. Eppure, il servo che non sa perdonare il compagno soffoca nella sua stessa rigidità, rimanendo prigioniero di una gabbia che si è costruito da solo.

Il perdono vero non è resa, ma il coraggio sognante di spezzare la catena del male, di guardare l’altro oltre le sue macerie per restituirgli la dignità. Perdonare significa avere la forza di fare spazio, di credere che l’amore sia sempre più grande di qualsiasi ferita. È un atto d’audacia che libera prima di tutto chi lo dona, trasformando le pietre del rancore in ponti verso una pace inattesa.

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Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia

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