«La città giusta»: sintesi degli interventi del convegno su don Luigi Di Liegro

Si è svolto nella mattinata del 17 ottobre 202, presso il Palazzo De Vio a Gaeta, l’incontro sulla presentazione de “La città giusta”, volume che raccoglie i racconti dedicati alla figura e all’esperienza di mons. Luigi Di Liegro, curato da Pierciro Galeone e Alessandro Romelli.

Mons. Di Liegro è nato a Gaeta il 16 ottobre di 98 anni fa e il senso di questo convegno è stato proprio quello di ricordarlo nella sua città natale e in occasione dell’anniversario della sua nascita.

È il primo evento nel territorio dopo che è stato dato l’annuncio il 18 settembre da papa Leone XIV per l’inizio del processo diocesano di canonizzazione e pertanto il primo convegno con il titolo di Servo Di Dio, una persona di Chiesa che ha mantenuto uno stretto contatto tra Vangelo e comunità.  Sono queste le note introduttive da parte di Angela Renzitelli dell’Ufficio Pastorale Sociale della Diocesi di Gaeta, con cui si è aperto il convegno sulla figura di Mons. Di Liegro.

Il sindaco di Gaeta, dott. Cristian Leccese, ha portato il saluto della città ed ha esordito dicendo che Mons. Di Liegro è stato come cerniera tra le tante fasce sociali che ha incontrato e il suo vissuto è stato una intensa testimonianza di superamento delle piaghe della società, adoperandosi non attraverso una forma di assistenzialismo, ma come attento ascoltatore del disagio. Nella sua missione è stato anche dirompente per richiamare l’attenzione alle problematiche sociali. Anche nei tempi di oggi ci stiamo allontanando dal senso umano, e l’esempio di don Luigi ci induce a combattere i mali attuali con la stessa caparbietà con cui li ha affrontati nella sua epoca.

Il vicario generale mons. Mariano Parisella ha portato il saluto dell’arcivescovo Luigi Vari e di tutta la Diocesi che accoglie il segno di don Luigi, ed è legata alla sua testimonianza. Don Luigi, ha partecipato al processo di formazione della Caritas diocesana di Gaeta, indicando le principali dimensioni dell’ascolto, dell’accoglienza e dell’attenzione, oltre a partecipare a varie iniziative. Nella messa di suffragio per don. Luigi, celebrata a Gaeta da parte dell’allora arcivescovo mons. Pierluigi Mazzoni, durante l’omelia Mazzoni ha detto: “don Luigi ha fatto il bene della Chiesa, il bene della umanità, il bene della diocesi. Molti lo hanno chiamato prete scomodo, Cristo è stato scomodo fino alla croce. Ci ha testimoniato che la Chiesa è carità.”

Il prof. Carlo Casula, consigliere della Fondazione Di Liegro, ha portato il saluto della Fondazione citando la data della sua creazione avvenuta nel 1999. La Fondazione Di Liegro, ente del terzo settore, ha come obiettivo la formazione alla cittadinanza solidale, impegnata a sostenere un numero crescente di persone con problemi di salute mentale, aggravata da solitudine e povertà.  Oggi 10 persone su 1000 hanno problemi psichici o di salute mentale. Contemporaneamente promuove ricerche e informazioni sulla figura di don Luigi Di Liegro, nato nel 1928 e deceduto nel 1977, una delle figure religiose e sociali più profetiche e influenti della Roma del secondo Novecento, come riportato da una prima biografia di Maurilio Guasco “Carità e giustizia. Don Luigi Di Liegro (1928-1997)”. L’autore del testo mette in luce come per don Di Liegro la carità non potesse mai essere disgiunta dalla giustizia sociale. Aiutare gli ultimi non significava fare semplice assistenzialismo, ma restituire dignità e diritti civili agli emarginati e lo stesso don Luigi affermava che: “la vera civiltà di una città si vede da come sono trattati i più deboli”.

Il dott. Alessandro Rovelli, responsabile Archivio Storico Fondazione Di Liegro e curatore del testo “La città giusta”, ha esordito dicendo che il libro è stato pubblicato a novembre 2025 ed ha una genesi che risale al 2004 quando è stato pubblicato un altro testo “Esclusione e comunità. Decentramento e partecipazione nel pensiero e nell’azione di don Luigi Di Liegro”, curato da Giovanni Battista Sgritta con autori vari e edito da Edizioni Lavoro. In quegli anni a Rovelli era stato assegnato il compito di curatore dell’archivio di don Luigi e da quel momento iniziò la ricerca del pensiero di don Luigi sulla città.  Venne fuori una elevata quantità di materiale, che parlava di un don Luigi prima e del don Luigi dopo, cioè quello noto come direttore Caritas di Roma.

Ordinato sacerdote nel 1953, i suoi primi anni di ministero si svolsero come viceparroco a San Leone Magno, nel quartiere operaio e periferico del Prenestino a Roma. Qui entra in contatto diretto con la povertà urbana e le fatiche dei lavoratori. Nel 1953 si recò in Belgio per studiare da vicino il movimento della Gioventù Operaia Cristiana fondato dal cardinale Léon Cardijn. Durante questa esperienza scese nelle miniere della Vallonia, condividendo i turni e la durissima realtà degli emigrati italiani, un’esperienza che completerà la sua formazione umana e pastorale. Nel 1964 è stato nominato direttore dell’ufficio pastorale sociale e nel 1972 direttore del Centro pastorale diocesano. In questa veste fu tra i principali promotori dello storico convegno del febbraio 1974, noto come convegno sui “Mali di Roma”. Nel 1979 il Vicariato istituì la Caritas diocesana di Roma e don Luigi ne diventò il primo direttore, ruolo che ricoprì fino alla morte.

Che cosa il Concilio Vaticano II ha chiesto alla Chiesa e cosa ha chiesto la diocesi di Roma a don Luigi. Il concilio ha chiesto alla Chiesa di essere responsabile della città e del mondo. Non più una Chiesa che chiede di venire da lei, ma una Chiesa che esce a cercare il mondo, ad ascoltare la realtà della città che ci chiama a ad essere responsabili.

Don Luigi nei suoi numerosi scritti cita l’immagine di Paolo VI del volto del samaritano, che si curva sul sofferente senza chiedere informazioni, per interpretare una Chiesa che si converte alla città e si lascia interpellare alla responsabilità. Gesù ha annunciato l’amore di Dio amando e noi dobbiamo fare altrettanto.

Sono impressionanti le carte dell’archivio di don Luigi con una molteplicità d’interesse su varie questioni. Egli, negli anni 60, esamina anche gli articoli del modello amministrativo della città di Roma. In ogni intervento si prepara e studia, quindi uomo di azione e di pensiero.

Nel 2025 è emersa, quindi, la volontà di rilanciare il testo del 2004 mettendo al centro le parole di don Luigi. Il libro ha avuto, forse, anche il ruolo di incoraggiare l’avvio del processo di canonizzazione su don Luigi ponendo attenzione al suo progetto pastorale. Il 18 settembre 2026, durante l’Assemblea diocesana a San Giovanni in Laterano, è stato annunciato il nulla osta papale per l’avvio formale del processo diocesano volto alla sua beatificazione e canonizzazione, celebrandone la figura come “profeta della carità“. In quell’occasione il Papa ha suggerito un metodo per fare la pastorale, quello seguito da don Luigi.

Successivamente è stato proiettato un video su un’intervista a don Luigi, il quale rispondeva dicendo: “Nella città siamo a servizio per la città, come indicato dal Concilio e dal Vangelo che parla del samaritano. Nel 1979 è nata la Caritas, un organismo pastorale che aiuta la gente a darsi, in un momento in cui si vive la civiltà dell’egoismo, della violenza, del materialismo… Creare la buona volontà anche nelle persone che guidano lo Stato… Essere coscienza critica della società, tentando di collaborare affinché i diritti dei più deboli siano rispettati.”

Il dott. Pierciro Galeone, vicepresidente della Fondazione Di Liegro e curatore del testo “La città giusta”, ha parlato di un don Luigi noto come realizzatore di eventi e opere a Roma, un po’ di meno per il suo pensiero. Studiando i suoi scritti si è riscontrato un pensiero forte come teologia pastorale della città, come riportato da una frase di don Luigi: “compito della Chiesa nella città è salvare la città”.  La chiave di lettura di questa frase è il Concilio Vaticano II con i suoi documenti come la Lumen Gentium e la Gaudium et Spes le cui parole iniziali indicano la strada maestra seguita da don Luigi. A don Luigi interessa la città storica a cui va rivolta la speranza e le attese della Chiesa. Don Luigi ha rispetto per le Istituzioni, ma anche un atteggiamento critico. La città ha un’anima di conflitto. Dove c’è il conflitto c’è la politica. Sulla tomba di don Luigi è riportata una frase “non c’è carità senza giustizia”. Per salvare la città non è sufficiente essere barellieri, ma occorre creare un ordine giusto, il diritto degli ultimi e dei fragili. Tutto questo ha a che fare con le scelte urbanistiche, i regolamenti comunali, la creazione dei servizi, etc.

La dott.ssa Francesca Danese, portavoce del Forum Terzo Settore ha esordito dicendo che don Luigi ha abitato la città, l’Europa, le Nazioni unite. Abitare la città è la consapevolezza di come mantenere insieme il Paese. Don Luigi è nato a Gaeta e questa città è considerata come cerniera tra il nord e sud. Qui, negli anni passati è stato realizzato il “meeting della solidarietà”. Un tema, molto sentito a Gaeta, è il diritto alla casa, perché l’over turismo blocca gli affitti a prezzi giusti e le persone sole e anziane trovano notevole difficoltà di accesso. E il patto di stabilità ha bloccato una gestione più incisiva nel settore sociale. L’istanza di parte del Terzo Settore dà la possibilità di valutare i bilanci comunali prima che vengano pubblicati con la possibilità di commenti e suggerimenti.

Don Francesco Contestabile, direttore della Caritas Diocesana di Gaeta ha rimarcato un compito che don Luigi riteneva facesse parte della missione della Chiesa: “salvare la città intera”, con questo forte legame tra Chiesa e città.  La Chiesa locale non è semplicemente una assemblea liturgica, ma il legante con la comunità più grande della città. C’è una responsabilità della profezia: da come sogniamo nasce la realtà.  Come compito della Caritas nella Chiesa è quello di ricordare alla Chiesa di sognare una città diversa che appartenga a tutti. Il nostro deve essere il respiro di Dio. A un povero che tende la mano, occorre afferrare la mano e dopo unire il suo dolore e il suo grido per reclamare giustizia. Il profeta si unisce al grido del povero che dice “non basta”.

Non siamo Roma, da noi non basta solo la città, va detto che le città vanno messe insieme per riflettere ed agire per il bene di tutto il territorio. La Caritas ha questa responsabilità di alzare il velo che copre il grido dei poveri. Essere scomodi, come Cristo, come don Luigi.

Anche le nostre opere coprono il volto dei poveri quando queste non chiedono giustizia a coloro che sono chiamati a risolvere le problematiche sociali.  Occorre portare alla luce le responsabilità. Il samaritano aiuta il sofferente ma poi assegna il compito di cura al locandiere. Svegliare la città dal torpore, sonno di morte che conduce alla paralisi. Il problema della casa è molto grave e le nostre città si svuotano e i primi a farne la spesa sono i poveri, gli anziani e i bambini. Farci voce dei più poveri. Se manca questo tutte le nostre opere sono vuote.

Don Stefano Castaldi, vicario foraneo della città di Gaeta, ha ricordato la nascita del Centro interparrocchiale Caritas di Gaeta, a lui intitolato, nell’anno stesso della morte di don Luigi. È nato prima presso la parrocchia di san Giacomo e poi si è spostato a san Paolo per questioni di spazio. Il centro gestisce la mensa, il centro di ascolto, il supporto legale, il sostegno al contrasto della violenza, ed altri servizi.

Il Centro Caritas è stato un punto di riferimento anche durante la pandemia. La povertà non è il solo problema dei cristiani, la questione è anche politica. Si continua ad agire in obbedienza all’amore di Cristo ed anche in ascolto del principio di sussidiarietà.

La profezia di don Luigi va capita meglio oltre i servizi caritativi. Nel 1992 incontro egli incontra i giovani a Gaeta.

Don Luigi ha incarnato la carità. Una sua frase, quando era viceparroco, dimostra che aveva un’anima mistica. “La parrocchia esiste per questo, per la contemplazione di Dio”. E aveva anche uno sguardo spirituale perché sapeva vedere Cristo in chi soffre. Altra dote è stata quella di restituire la dignità alle persone più bisognose. Faceva anche un’opera socio-religiosa, promuovendo negli altri l’azione a restituire la dignità.

Luigina Di Liegro, segretaria della Fondazione Di Liegro, ricorda il ruolo della Fondazione consistente nella promozione della figura di don Luigi e nel servizio a coloro che hanno un disagio psicologico.

A conclusione del convegno, la dott.ssa Vera Mignano, già vicesindaco di Gaeta, ricorda che, rappresentando il Comune di Gaeta al rito funebre per don Luigi alla basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, le colpì la folla di persone in fondo alla basilica, in piedi e accalcata, con le lacrime agli occhi e ugualmente gruppi di anziani sedute sul pavimento delle navate in profondo stato di commozione.

Carlo Tucciello

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