«Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna»
(meditazione su Gv 4,5-42)
C’è un’ironia dolcissima in questo incontro, una danza tra l’infinito che si fa piccolo e l’umano che prova a misurare l’eterno con il metro di un secchio. Immaginiamo la scena: il sole a picco, il silenzio della controra e quel pozzo che divide due sete opposte. Da una parte Gesù, che nasconde l’oceano dietro labbra arse dal desiderio di un contatto; dall’altra la Samaritana, che ha imparato a fidarsi solo di ciò che può toccare, pesare e sollevare con la forza delle braccia.
Il contrasto è tutto qui: nella profondità del pozzo contro la vastità del dono.
La donna ragiona con la logica della terra. Guarda le mani vuote di quell’uomo e pensa: “Non hai un secchio”. È la nostra stessa obiezione quotidiana. Spesso diciamo alla vita che non può sorprenderci perché non vediamo gli strumenti, perché le circostanze sono troppo scoscese o perché il nostro “pozzo” interiore è così buio che nessuna corda sembra abbastanza lunga per attingere sollievo. Ci siamo abituati a pensare che la grazia debba seguire le leggi della fisica, dimenticando che chi ha creato l’acqua non ha bisogno di recipienti per offrirla. L’acqua che non scava, ma zampilla.
L’“acqua viva” di cui parla Gesù non è un liquido che si raccoglie con fatica, ma un flusso che abita chi lo riceve. È un’inversione di gravità spirituale: non siamo più noi a dover scendere nell’abisso della nostra stanchezza per risalire con qualche goccia di speranza; è la sorgente stessa che sale verso di noi.
Quell’incontro trasforma il pozzo di Giacobbe in uno specchio. La Samaritana non vede più solo la profondità della sua fatica, ma inizia a scorgere, nel riflesso di quell’uomo senza secchio, la possibilità di una pienezza che non dipende dal braccio, ma dal cuore. È l’invito a smettere di misurare Dio con la nostra povertà di mezzi e a lasciarci allagare da una presenza che è, essa stessa, il dono.
Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia
«Ma viene l’ora — ed è questa — in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in spirito e verità:
così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano
devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,5-42).
