L’Angolo della Preghiera — IV Domenica di Quaresima — 15 marzo 2026

«Andò, si lavò e tornò che ci vedeva»
(meditazione su Gv 9,1-41)

​È un gesto quasi scandalo quello di Gesù: un Dio che si china, che raccoglie la polvere e la impasta con il proprio fiato, con la propria linfa. C’è una sacralità carnale in quel fango, un’eco lontana della Genesi, come se il Creatore volesse ripassare le dita su una scultura rimasta incompiuta, o forse ferita dal buio. Non usa parole altisonanti, non invoca fulmini; sceglie l’umiltà della terra, il calore della saliva, il tocco ruvido di una carezza che inizialmente sembra sporcare, appesantire, accecare ancora di più.

​​Il cieco si ritrova addosso il peso di quell’impasto, una promessa umida che preme sulle palpebre chiuse. E poi, quell’invito a camminare: «Va’ a lavarti». È qui che inizia il sogno del movimento, il passaggio dal buio statico alla ricerca dell’acqua. Sìloe non è solo una vasca, è una destinazione dello spirito; è il luogo dove il “fango” del limite umano incontra l’acqua dell’“Inviato”. Immagino il cieco che cammina a tentoni, sentendo il fresco del fango che si asciuga al sole, un paradosso di speranza che brucia sulla pelle.

​E, infine, il miracolo del ritorno. Non è solo un uomo che riacquista la vista, è un uomo che “torna che ci vedeva”, un uomo nuovo che cammina in una luce che prima poteva solo immaginare. Il mondo, per lui, smette di essere un rumore o un odore per diventare colore, profondità, orizzonte. In quel lavacro, non è scivolata via solo la terra, ma il velo che separava la sua anima dalla bellezza del creato. Resta la meraviglia di una luce che non ferisce, ma che accoglie, facendogli scoprire che il fango di Dio è, in realtà, la materia di cui sono fatti i sogni che diventano realtà.

Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia


«“Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “Credo, Signore!”» (Gv 9,1-41).

Videocommento di p. Francesco Piccolo, OFM

condividi su