Domenica 28 dicembre, l’arcivescovo Luigi Vari ha presieduto nella Basilica Cattedrale la solenne celebrazione eucaristica a chiusura dell’Anno Santo nella Chiesa di Gaeta.
Nell’omelia, dopo aver espresso gratitudine per la numerosa partecipazione del clero e dei fedeli, monsignor Vari ha ricordato il significato di ogni Giubileo: «la liberazione della creazione e nostra dalla schiavitù del peccato, che consiste nella impossibilità di fare il bene pur sapendo che cosa è bene. Con la sua nascita Gesù ci restituisce la libertà di fare il bene».
Richiamando la scelta di papa Leone di presentare nelle catechesi giubilari figure di santi e altri testimoni della fede, l’Arcivescovo ha citato alcuni “testimoni di speranza” della Chiesa diocesana, le cui vite sono segnate dalla vittoria sul male: suor Ambrogina di San Carlo, Teresa di Janni, Gabriele Mattei, don Cosimino Fronzuto.
«Il male si può vincere e questo è la radice della nostra speranza. Si impara a vincerlo — continua monsignor Vari — proprio alla scuola della santa Famiglia, come ricorda san Paolo VI in una sua memorabile omelia tenuta proprio nella casa di Nazareth. Lui dice che in quella casa si impara il metodo per vincere il male, si impara il silenzio e invoca: “O silenzio di Nazareth, insegnaci a essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiori e pronti a sentire le ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera”».
L’anno giubilare — conclude l’Arcivescovo — «è stato un anno che ricorderemo, oltre che per molte e ricche esperienze personali e comunitarie, prima fra tutte il bellissimo pellegrinaggio diocesano a Roma, anche perché papa Francesco è entrato nella casa del Padre e lo Spirito ha scelto papa Leone per il quale preghiamo perché conduca il popolo di Dio sui sentieri della speranza e li indichi all’umanità intera».
don Antonio Centola,
direttore Ufficio Comunicazioni Sociali
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