Amare è accogliere le fragilità dell’altro, condividere il tempo, lo spazio, è un farsi carico che si china sulle ferite, sul dolore e sulla malattia.
Papa Leone nel suo Messaggio per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato ci invita a soffermarci sull’icona biblica del Samaritano, che si è chinato per fasciare le ferite, per vivere la comunione e condividere con il cuore. Non è una teoria ma una prassi ordinaria per il cristiano di ogni tempo e lo è, in maniera ancora più forte e necessaria, in questo nostro tempo nel quale alcuni grandi valori umani sembrano messi da parte.
È in questo contesto che l’arcivescovo Luigi Vari ci invita a vivere in diocesi la Giornata Mondiale del Malato mercoledì 11 febbraio presso la Chiesa di San Giuseppe Lavoratore in Formia.
ln un mondo sempre più frenetico il primo invito è quello di rallentare, di prendere tempo, di sostare. Ciò ci permetterà di osservare il nostro contesto ma permetterà anche all’altro di incontrarci. Si parte da qui per costruire concretamente e donare ciò che si è e ciò che ci è stato concesso di avere. Se vogliamo riappropriarci dell’umano dobbiamo iniziare da questo nuovo stile assolutamente in controtendenza: rallentare, riappropriarsi del tempo e sostare. Questo ci permetterà di dare occasione allo sguardo di accorgersi di ciò che sta attorno.
Il Samaritano, infatti, e questo è il secondo invito, non solo non passa oltre ma si china a medicare le ferite. Dio è nelle piaghe dell’uomo, nel suo volto ferito dal dolore e in ogni situazione concreta di sofferenza. Non basta un farmaco, non basta un intervento o un ricovero: occorre un incontro, una carezza… l’ascolto pacato, sereno e attento. Questo incontro guarisce non solo il malato ma anche chi si è fermato e si è chinato con “com-passione”. C’è una guarigione reciproca che trova la sua realizzazione vera e autentica. Ricordiamoci sempre, però, che la salvezza viene sempre e solo da Dio. Il Signore è l’unico che può salvarci.
C’è un’ultima e fondamentale cosa da fare: coinvolgere gli altri. La cura è un compito che chiama anche altri alla collaborazione. Non c’è una sola figura coinvolta. Ci sono anche altri attori che sono i vari professionisti impegnati a fare rete e questo è il servizio della comunità, il lavoro d’equipe che trova la sua espressione in un agire comune e corale che fa il bene dell’altro. La comunità cristiana, perciò, è chiamata a essere “locanda del Vangelo”: luogo nel quale il dolore viene condiviso facendo della vicinanza una missione per donare amore.
Il programma dell’appuntamento prevede:
– ore 16.00: accoglienza;
– ore 16.15: Rosario meditato;
– ore 17.00: Celebrazione Eucaristica con il sacramento dell’unzione degli infermi, presieduta dall’arcivescovo Luigi Vari.
l’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute
e la sezione di Gaeta dell’Unitalsi

