Tra le numerose iniziative inserite nel programma dell’Anno Santo, concesso alla Parrocchia di sant’Albina in Scauri di Minturno da papa Leone XIV in occasione del 1775 anniversario del martirio della giovane santa, apre il mese di febbraio il Giubileo albiniano con il Centro di Aiuto alla Vita nella celebrazione della 48ª Giornata Nazionale per la Vita dal tema “Prima i bambini”, per aiutare la comunità parrocchiale a ritornare “alle sorgenti della fede” ringraziando Dio per il dono della vita nel duplice movimento del cuore: “ritorno e cambiamento”, come evidenzia nella lettera di presentazione di sussidi pastorali Padre Marco Vianelli ofm, direttore dell’Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale della Famiglia. «Ritorno ad una cultura della generatività … cambiamento come conversione da una mentalità individualista e narcisista che mette al centro il proprio interesse, a una logica del dono che sa farsi servizio, dedizione, responsabilità».
Collocata nella cornice giubilare albiniana, la celebrazione diocesana della Giornata della Vita ci aiuta a «restituire al tema della vita il suo volto più concreto e fragile: quello dei piccoli, che con la loro semplicità e fiducia, ci ricordano l’origine di ogni dono e la verità dell’amore gratuito. Il messaggio della Conferenza Episcopale Italiana richiama con forza il Vangelo di Matteo (18,10): “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi più piccoli”,… dal quale prende forma una riflessione che abbraccia i drammi e le speranze del nostro tempo… vittime di guerre, violenze, abusi, sfruttamenti, abbandoni o indifferenza”.
Ci rendiamo conto che dal 16 dicembre 250, quando i carnefici incaricati dall’imperatore romano Decio dopo aver violentato la dodicenne Albina per farle perdere la verginità, la decapitarono, l’egoismo umano ha attraversato secoli e generazioni per continuare a contaminare la bellezza della creazione che risplende soprattutto nello sguardo genuino e fragile dei bambini. Ma in questa lotta tra perversione e incanto della vita non sono mancate «persone ed istituzioni che, con silenziosa dedizione, si prendono cura dei più fragili» per restituire alla società la «capacità di generare futuro, di vivere la solidarietà e di credere ancora nella speranza». L’amore alla vita da parte di sant’Albina che ha contrastato l’egoismo sfrenato dell’Imperatore romano e dei suoi accoliti ci dice che anche noi possiamo essere capaci vivere questo tempo «con la gratitudine di chi custodisce la vita nascente, accompagna le madri in difficoltà, educa con amore, accoglie i bambini soli o feriti». La tenacia di sant’Albina a non cedere alle adulazioni del tiranno del suo tempo per collocarsi in una vita comoda e ricca, ci dice che questo tempo dobbiamo impegnarlo a edificare «una cultura che metta al centro “prima i bambini” nelle scelte politiche, economiche, educative, pastorali».
Domenica 1° febbraio siamo impegnati a convertire la nostra vita alla vita donata da Dio nella consapevolezza che il virus dell’egoismo è sempre pronto ad infettare i buoni propostiti suscitati dalla Parola di Dio e dalla testimonianza di coloro che donano il proprio tempo ad aiutare agli altri «a riscoprire la bellezza della vita donata e condivisa».
La presidenza liturgica dell’arcivescovo di Gaeta Luigi Vari la mattina della domenica renderà ancora più significativo l’evento giubilare con la sua parola incoraggiante e costruttiva, in linea con la riflessione sul tema “Proteggere i bambini è la priorità”, promosso dal Centro Aiuto alla vita a Lenola nella casa Deo Gratias del Santuario della Madonna del Colle e sviluppato il giorno precedente, sabato 31 gennaio, dalla riflessione di don Gennaro Busiello, docente di teologia morale.
don Antonio Cairo,
parroco della parrocchia di sant’Albina in Scauri di Minturno
Come ogni anno, la prima domenica di febbraio ricorre la Giornata per la Vita. È stata istituita nel 1978 come risposta alla legge sull’aborto, perché la Chiesa ha sentito la necessità di richiamare le coscienze alla sacralità e dignità della vita umana fin dal concepimento. La legge 194 ha regolato l’accesso all’aborto e negli anni si è affievolita la consapevolezza della sua gravità.
Tante sono le violenze e i soprusi sui bambini che i Vescovi elencano nel messaggio di quest’anno, constatando che «l’interesse che prevale è quello dell’adulto, cioè del più forte, del più ricco, del più istruito, che può decidere anche della vita altrui». Ma ogni violenza sui bambini viene condannata e punita dalle leggi, mentre la soppressione del bambino nel grembo materno viene da alcuni ritenuta un diritto. Le donne e le famiglie che si trovano ad affrontare una gravidanza complicata da problemi economici e sociali trovano nei Centri di Aiuto alla Vita (CAV) un sostegno concreto per superare gli ostacoli e dire sì alla vita.
Il CAV di Lenola è stato fondato il 31 maggio 2011 come opera di carità della Basilica Santuario della Madonna del Colle di Lenola ed è stato riconosciuto dall’Arcivescovo di Gaeta come “Associazione privata di fedeli”. In questi anni sono nati 35 bambini più uno che è in arrivo, le cui mamme hanno strappato il certificato di aborto ed hanno accolto il loro figlio. Sono state poi aiutate circa 180 donne in difficoltà per problemi insorti in prossimità del parto. Questa giornata non sia solo un giorno nell’anno, ma risvegli l’impegno a difendere ogni vita, in particolare quella dei bambini non nati: i “più poveri dei poveri”, come diceva Madre Teresa di Calcutta.
Fausta Pandozj,
presidente CAV Lenola

