Le parole del Vangelo che abbiamo ascoltato (Mc 16,15-20) rischiano di essere neutralizzate da un rapido giudizio che le giudica lontane dall’esperienza comune. Non tanto nel comando di andare ed evangelizzare che comprendiamo, ma relativamente ai segni che accompagnano la predicazione del Vangelo. Il Vangelo di Marco è molto breve, avaro di discorsi, per cui quei pochi che ci sono non dovremmo considerarli secondari.
Che significano allora questi segni che ci appartengono in quanto ci siamo pure noi nel gruppo di quelli che sono inviati?
Il primo segno è quello di scacciare i demoni. Credo che questo primo segno si riferisca al fatto che un cristiano è capace di dominare il male, di affrontarlo dove sta e il male è tutto quello che toglie la libertà e la dignità di una persona. Tutti gli indemoniati dei quali il Vangelo parla — e non sono tantissimi — hanno la caratteristica di non essere padroni delle loro parole, delle loro azioni e della loro vita. Oggi quante persone sono in questa condizione a causa di dipendenze di ogni tipo? Quante non sono lucide nelle loro decisioni. Il Vangelo guarisce perché restituisce la propria dignità e la propria libertà. Tutte le cose che tendono a farci schiavi: la paura della morte, della solitudine, degli altri trovano guarigione nella parola del Vangelo. Non è una parola che ti dà buoni consigli, non ti suggerisce quello che sarebbe bene fare, ma ti dà l’energia per farlo. Non dice il vangelo che sarebbe meglio non lasciarsi dominare dalla rabbia e dal rancore, dalla tristezza e dalla disperazione, ma se hai fede, ti libera da tutto questo.
Dice ancora: parleranno lingue nuove. Carissimi fratelli e sorelle, abbiamo bisogno di una lingua nuova in questo tempo in cui i linguaggi sono aggressivi, pericolosi, mortali e non solo quelli affidati alla piazza colpevolmente abbandonata dei social, ma anche quelli di chi ha la responsabilità delle vite di milioni e miliardi di persone. Anche i nostri linguaggi sono spesso seminatori di lite e di divisione. Un discepolo di Cristo questi linguaggi li conosce, ma non li parla. La lingua nuova è quella di sempre, quella del rispetto, del dialogo, dell’incoraggiamento, la dolce lingua dell’amore. La possiamo parlare perché dal giorno del battesimo è la nostra lingua nativa. La dobbiamo voler parlare.
Poi parla di veleno e di serpenti. Nella Bibbia il serpente è l’inganno. Il grande inganno è quello che noi siamo sufficienti a noi stessi, che non abbiamo bisogno di nessuno, né di Dio e né degli altri. L’inganno, poi, di una informazione che condiziona i nostri giudizi per cui non sappiamo più che cosa sia vero e le nostre idee sono manipolate e così arriviamo a prendere delle decisioni o ad approvarle senza sapere di che cosa si parli. Un cristiano deve informarsi, riflettere, cercare di vedere la verità, cercare la verità. Soprattutto, però, un cristiano deve impegnarsi a guarire. Questo mondo ha bisogno di guarire, ha bisogno di persone che si impegnino con fiducia e senza stancarsi perché guarisca. Non possiamo non cercare ognuno per quello che può di dare una mano a guarire.
San Biagio guarisce un bambino restituendogli la possibilità di respirare, quindi di parlare, di muoversi, di vivere: guarire è ritrovare queste possibilità e farle ritrovare. Se guarire è ricominciare a respirare non ci dimentichiamo che il respiro che crea il mondo è il respiro di Dio. Noi con le nostre parole e le nostre azioni: facciamo tutto quello che possiamo per restituire a questo mondo il respiro di Dio. È il respiro della creazione.
fotografie di Silvia Persichino Fotostudio









