Io sono la porta delle pecore
(meditazione su Gv 10,1-10)
Immagina un mattino senza il fragore metallico delle notifiche, dove l’unica frequenza udibile è un richiamo che sa di casa. In questo recinto affollato che è il nostro mondo iperconnesso, tra algoritmi che ci profilano e voci urlate che cercano solo di venderci una versione sbiadita di noi stessi, esiste ancora un varco: la “porta”.
Non è un confine blindato o un muro di separazione, ma un passaggio di luce che profuma di libertà. Gesù non entra forzando la serratura della nostra anima; bussa con la pazienza di chi conosce ogni nostra ferita, chiamandoci per nome in un’epoca che troppo spesso ci riduce a numeri o “utenti”.
Mentre fuori i “ladri” del tempo e della speranza cercano di rubarci il futuro, il Pastore ci invita a uscire fuori, verso pascoli dove l’aria non è viziata dal risentimento. Camminare dietro a Lui significa smettere di rincorrere miraggi digitali per ritrovare la terra nuda della verità, scoprendo che la “vita in abbondanza” non è accumulo, ma il respiro profondo di chi si sente, finalmente, nel posto giusto.
Franca e Vincenzo Testa,
Eremo di famiglia
«In verità io vi dico: io sono la porta delle pecore.
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;
ma le pecore non li hanno ascoltati» .
(Gv 10,1-10)
