Al centro della riflessione vi sono le implicazioni etiche, deontologiche e culturali dell’uso dell’IA nel giornalismo e nel mondo dell’informazione. La riflessione si svilupperà sulla base dei temi proposti da Papa Leone XIV nel Messaggio per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, dedicato al rapporto tra comunicazione e intelligenza artificiale
Il corso dal titolo “Custodire voci e volti umani. L’impatto dell’I.A. sul lavoro e la deontologia delle giornaliste e dei giornalisti” intende approfondire i contenuti proposti da papa Leone XIV nel suo Messaggio per la 60ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dal titolo “Custodire voci e volti umani”. Appuntamento a Gaeta, mercoledì 20 maggio, dalle 9.30 alle 13.30, presso Palazzo De Vio, in piazza Cardinale De Vio n° 9.
Algoritmi e informazione. Quest’anno è centrale nel Messaggio del Papa il ruolo che possono giocare le moderne forme di Intelligenza Artificiale, che sono “algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media – ma che rischiano di indebolire “la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale”. “Tutto ciò può logorare ulteriormente la nostra capacità di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica”, ammonisce papa Leone XIV. Non solo: accontentarsi di “una compilazione statistica artificiale”, finisce a lungo andare per “erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.
L’impatto dell’IA sul lavoro giornalistico. Le considerazioni del Papa toccano anche il ruolo delicato che ha oggi il mondo del giornalismo e l’impatto di questi nuovi strumenti sul lavoro e sulla deontologia degli stessi giornalisti, ai quali è chiesto – alla luce del nuovo Codice Deontologico delle giornaliste e dei giornalisti – di farne un “uso consapevole”, rendendone “esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori”, verificando sempre le “fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati” (cfr. art. 19).
Fiducia e trasparenza. Ne deriva quindi l’esigenza, anche deontologica per chi opera nel mondo della comunicazione e dell’informazione, di orientare l’utilizzo delle intelligenze artificiali verso un modo responsabile, tenendo conto di una riflessione etica nell’ambito dell’educazione e della deontologia. La fiducia del pubblico – sottolinea infatti il Papa – si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi. I contenuti generati o manipolati dall’IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone. Va, insomma, “tutelata la paternità e la proprietà sovrana dell’operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto”, perché “l’informazione è un bene pubblico” e non può basarsi sull’opacità ma sulla trasparenza e uno standard elevato di qualità.
La mattinata di formazione sarà introdotta da: don Antonio Centola, direttore Ufficio comunicazioni sociali arcidiocesi di Gaeta; S.E. monsignor Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta; Guido D’Ubaldo, presidente Ordine dei giornalisti del Lazio; don Alessandro Paone, Incaricato regionale per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale del Lazio, consulente ecclesiastico Ucsi Lazio; Maurizio Di Schino, presidente Unione cattolica stampa italiana del Lazio.
I relatori che animeranno le riflessioni e il dibattito saranno: Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede; Francesco Iacoviello, Università di Cassino e del Lazio Meridionale; Annamaria Graziano, Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio; Massimiliano Cochi, giornalista inviato; Alessandra Aprile, giornalista freelance; Costantino Coros, giornalista; Maurizio Di Schino, giornalista.


