L’arcivescovo Luigi Vari ha presieduto ieri sera, 1° aprile, nella Basilica Cattedrale di Gaeta la celebrazione della Santa Messa del Crisma, che ha visto una partecipazione corale del presbiterio diocesano e di fedeli laici.
Nell’omelia, monsignor Vari ha richiamato innanzitutto il significato profondo della consacrazione, comune a tutti i cristiani nel Battesimo e rinnovata nei sacramenti, in particolare per i sacerdoti nell’ordinazione. Essa è segno dell’amore fedele tra Dio e il suo popolo, un sigillo che non si perde ma richiede consapevolezza e custodia.
La riflessione si concentrata poi sulla mitezza e sull’umiltà come atteggiamenti essenziali, oggi più che mai necessari in un contesto segnato da violenza, autoreferenzialità e confusione. Queste virtù, richiamate anche dall’esempio di san Francesco, permettono di vedere con chiarezza, di non assolutizzare ciò che è relativo e di vivere il dialogo autentico, riconoscendo che ogni persona ha qualcosa da offrire. La mitezza non è debolezza, ma forza capace di accogliere e valorizzare l’altro, rendendo visibile l’azione dello Spirito.
Essere miti significa anche diventare segno accessibile di Cristo per gli altri: attraverso la fede, la speranza e la gioia dei consacrati, i fratelli possono incontrare Dio. Senza questa disposizione si rischia di diventare ciechi, incapaci di comprendere l’altro e di testimoniare il Vangelo. La precarietà della missione, se vissuta con mitezza e umiltà, non scoraggia ma diventa spazio in cui Dio opera.
Infine, l’Arcivescovo ha invitato a vivere una gioiosa amicizia con Dio e con gli uomini, riscoprendo continuamente la propria vocazione e la propria missione nel servizio ministeriale per il popolo affidato alla cura pastorale dei sacerdoti.
don Antonio Centola,
direttore Ufficio Comunicazioni Sociali
