Santi Erasmo e Marciano, Patroni della Città e dell’Arcidiocesi di Gaeta

    Basilica Cattedrale di Gaeta • 1° e 2 giugno 2026

    Che cos’è il Vangelo? È una “buona notizia”, buona nel senso che fa bene, buona nel senso che se ne ha bisogno. Non sempre le parole che ci fanno bene sono quelle che ci fanno piacere; a volte ci disturbano, e sono proprio quelle le volte nelle quali ne abbiamo più bisogno. E che cosa disturba di più una generazione di indifferenti ed egoisti come quella in cui ci troviamo a vivere? Anche noi siamo degli indifferenti ai quali la buona notizia del Vangelo dice che siamo come morti, perché, se non ci lasciamo colpire dalla vita degli altri, se non ci lasciamo sporcare dalle lacrime delle persone o dalle loro ferite, siamo morti.

    Negli Atti del martirio di Erasmo, nel dialogo con l’imperatore Diocleziano, il rimprovero più aspro che Erasmo fa all’imperatore è questo: «Tu preferisci la pietra alla vita, vuoi essere simile alle statue degli dèi più che essere vivo, e per questo pensi di vincermi con la violenza e con la promessa delle ricchezze». Siamo tanto differenti da Diocleziano? Siamo veramente persone che preferiscono le pietre alla vita e pensiamo che niente sia superiore al potere e alle ricchezze?

    Il Vangelo che abbiamo ascoltato (Gv 12,24-26) è una buona notizia per noi non perché ci umilia, ma perché ci indica la strada per essere vivi. La strada è la legge del chicco di grano, la legge che ci fa preferire tutto all’isolamento e alla solitudine. Questa strada del chicco di grano che Gesù indica è quella che Lui stesso percorre, mostrando con la sua vita che, per far vincere la vita sulla morte, è necessario avere coraggio.

    C’è una crisi della vita che ormai tutti possiamo misurare senza essere specialisti e che si manifesta in modi evidenti: nella mancanza sempre più preoccupante di bambini, nella spinta che regola la vita di molti ad accumulare per sé senza alcuna attenzione agli altri. Una crisi della vita che si manifesta nei sempre più numerosi atti di violenza che si registrano ovunque e che vedono protagonisti anche ragazzini di dodici anni che si coalizzano per colpire, per fare del male, e che si divertono così. Una crisi della vita che fa pensare che sia meglio ricevere una visualizzazione che un abbraccio o un sorriso. La crisi della vita che ci fa dividere come tifoserie nel distribuire torti e ragioni senza più pensare alle case distrutte, alle famiglie distrutte, alle vite distrutte.

    Solo la strada del chicco di grano ci può salvare da questo precipizio che ci attrae sempre di più. La strada che ti fa pensare che la tua vita è bella perché qualcuno è contento della tua esistenza, perché qualcuno cerca una tua parola e un tuo sorriso, perché qualcuno ha bisogno che tu mostri che ci sono cose belle da difendere a tutti i costi e che non sono te stesso e i tuoi affari. Qualcuno che mostri che la vita vale e che si moltiplica donandosi, e diminuisce rifiutandosi di farlo. Qualcuno, qualche scienziato, osservando il comportamento degli esseri umani, afferma che l’umanità è per la terra soltanto una muffa dannosa. Gesù dice che non siamo questo; dice che possiamo essere, e siamo, chicchi di grano; che possiamo diventare farina per il pane; che possiamo sfamare e insegnare a fare festa.

    Fratelli, essere muffa o essere grano dipende solo da noi. Il Vangelo dice che, se vuoi, puoi essere grano e dice pure che non devi essere un quintale di grano, ma un chicco, qualora ci venisse in mente che, siccome tutti sono muffa, è inutile che tu sia grano. Vorremmo essere parte di questo mucchietto di grano messo vicino al fuoco dello Spirito, che fa casa, fa calore, fa sicurezza. Un chicco che aiuti i troppi che sono considerati soltanto muffe, come i morti di Ebola, come le vittime della strage di Gaza o quelle di tutte le guerre del mondo, a sentire l’odore del pane che impedisca loro di precipitare nella disperazione. A questo noi non pensiamo mai e viviamo tranquilli. Dalle muffe… che Dio ci liberi da questo.

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