Come leggere il testo del Vangelo di Matteo (28,1-10) che ci parla della resurrezione di Gesù? Possiamo trovare una sintesi di questo racconto: la resurrezione è quando Dio ci mette le mani e la resurrezione si crede, non si dimostra. Inoltre, la resurrezione creduta spande gioia e vita, ma solo se creduta. La resurrezione non è niente se è solo un quadro appeso a una parete, come non è niente per le guardie che erano state poste accanto al sepolcro, che possono essere definite spettatori addormentati della resurrezione e non certo testimoni.
Dio ci mette le mani e a questo fa riferimento il terremoto; l’angelo del Signore, che Matteo descrive come reale e non come un simbolo, ha la forza per rotolare la pietra e il carattere per mettersi seduto su di essa; il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come la neve. È visibile e descrivibile; anche le guardie lo vedono, ma la loro unica reazione è la paura: per loro la presenza di Dio, che entra così decisamente nella storia, non è un annuncio di vita, ma un’esperienza di morte; rimasero come morte.
Nessuno è pronto a questa irruzione di Dio, di vita. Nessuno è pronto all’annuncio della resurrezione. Non lo sono le donne, che stanno andando a visitare la tomba come luogo dove la persona amata riposa. L’angelo parla con loro e le incoraggia: «Non temete; so che cercate Gesù, il crocifisso: non è qui, è risorto. Andate a dirlo ai suoi discepoli: è risorto e li precede in Galilea».
Timore e gioia sono i sentimenti che le accompagnano in questa missione di annunciare che Gesù è risorto, che Gesù è vivo. Tutto questo non è provato: non sappiamo, dal brano evangelico, nemmeno se le donne siano entrate nella tomba a verificare se le parole dell’angelo corrispondessero a verità.
Quando Dio ci mette le mani, ce ne rendiamo conto perché sentiamo la vita che circola di nuovo. La vita è un’opera di Dio, spesso minacciata dalle mani degli uomini. La minaccia più forte alla vita è che essa sembra essere sempre tanto fragile, mentre la morte e la violenza sembrano essere dure e pesanti come una pietra. Alla vita ci pensa Dio; alla vita, con tutto quello che essa significa, ci pensa Dio. «Non abbiate paura, abbiate fede in questo», dice l’angelo alle donne.
La presenza fisica dell’angelo di Dio non è sempre esplicitata nei Vangeli; qui lo è per sottolineare che solo Dio può difendere la vita, e lo fa. È una verità che può cogliere solo l’amore delle donne e, dopo, quello dei discepoli. Non la possono cogliere le guardie, che trasformano in parvenza di morte l’annuncio della vita.
Questo può accadere anche a noi, se decidiamo, per scetticismo, per cinismo o per superbia, di essere carcerieri della morte. Non ci deve accadere: non dobbiamo vivere come se fossimo morti, ma vivere da vivi, vivere da risorti. Tutto questo ha bisogno della nostra fede. La nostra vita ha bisogno della nostra fede. Che la vita sia reale, che Gesù sia risorto, ce lo dice la gioia che ci riempie il cuore e che non ci abbandona; ce lo dice la voglia di rimetterci in cammino.
È necessaria la resurrezione: è necessaria per aprire orizzonti, è necessaria per non lasciarsi schiacciare dalla pietra che chiude l’apertura del sepolcro. È necessaria.

